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India: nuove Eparchie siro-malabaresi. Papa: i vescovi collaborino

Il primo diacono della Chiesa siro-malabarese - RV

Il primo diacono della Chiesa siro-malabarese - RV

di Debora Donnini

Papa Francesco ha deciso la creazione di due nuove Eparchie per la Chiesa siro-malabarese in India, nominando i rispettivi vescovi, e l'estensione di due già esistenti. Ad accompagnare i provvedimenti, una Lettera di Papa Francesco ai vescovi dell’India nella quale si spiegano le ragioni di questa scelta sulla scia dei passi compiuti già da Benedetto XVI e  da San Giovanni Paolo II. Il Papa ha, inoltre, determinato “che le nuove come le esistenti circoscrizioni risultino affidate all'Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Angamaly e al Sinodo dei Vescovi della Chiesa Siro-malabarese”.

La via indicata dal Papa per la Chiesa cattolica in India è, dunque, quella della collaborazione sottolineando che la presenza di diversi vescovi della varie Chiese sui iuris nello stesso territorio potrà essere motivo di comunione e testimonianza.

La storia del cristianesimo in India ha inizio con la predicazione dell’apostolo Tommaso ed è arrivata alla configurazione di tre distinte Chiese sui iuris - tra cui appunto la Chiesa cattolica siro-malabarese - espressioni ecclesiali della medesima fede celebrata in riti diversi corrispondenti alle tre tradizioni liturgiche. E, nota il Papa, anche se a volte nel corso della storia ci sono state tensioni, oggi si può ammirare una realtà cristiana ricca e bella che la Chiesa cattolica deve mostrare. A dare impulso a questa visione di favorire l’unità nella diversità, è stato anche il Concilio Vaticano II.

Prima, era generale convinzione dei vescovi latini avere una sola giurisdizione, "cioè un vescovo, in un determinato territorio”, spiega il Papa nella Lettera ai vescovi dell'India. “Tuttavia, grazie all’esperienza di questi ultimi decenni”, prosegue, “l’esperienza di una fruttuosa ed armoniosa collaborazione tra i vescovi cattolici di diverse Chiese sui iuris nello stesso territorio dimostra non solo una giustificazione ecclesiologica, ma anche un’utilità pastorale di tale soluzione”. 

“In un mondo in cui un gran numero di cristiani è costretto a migrare, le giurisdizioni sovrapposte sono ormai divenute abituali e si rivelano sempre di più come strumento efficace per assicurare la cura pastorale dei fedeli nel pieno rispetto delle loro tradizioni ecclesiali”. Quindi, negli anni passati sono state erette alcune Eparchie e la Chiesa siro-malankarese ha cura dei suoi fedeli su tutto il territorio dell’India.

“Tutti questi passi - evidenzia il Papa - dimostrano che, pur non senza problemi, avere più vescovi nello stesso territorio non compromette la missione della Chiesa; al contrario, questi passi hanno dato più energia alle Chiese locali per i loro sforzi pastorali e missionari”. La questione è stata esaminata in diversi incontri e per il Papa è arrivato il tempo “per portare a termine questo processo”. Di qui i provvedimenti resi noti oggi.

Il Papa rassicura i fedeli su questa decisione che per alcuni potrebbe essere motivo di apprensione: molti siro-malabaresi, per anni privi di della cura pastorale nel proprio rito, sono “completamente immersi nella vita della Chiesa latina”. Per questo, Francesco precisa che tale provvedimento non deve essere interpretato negativamente “come un’imposizione” a lasciare le comunità in cui hanno trovato accoglienza, “a volte per diverse generazioni”, ma come un’opportunità di crescita nella comunione con la propria Chiesa sui iuris, trasmettendo alle generazioni futuro quel prezioso patrimonio rituale. Già era previsto che un fedele siro-malabarese sia membro della parrocchia del suo rito, dove ha domicilio, ma possa allo stesso tempo rimanere pienamente coinvolto nelle attività della parrocchia della Chiesa latina. Non è quindi richiesta alcuna dispensa.

Il Papa invita, poi, le Chiese dell’India alla testimonianza del Vangelo in spirito di amore reciproco. Per la Chiesa siro-malabarese questo si traduce nella disponibilità verso quei fedeli siro-malabaresi che, “pur scegliendo di frequentare le parrocchie latine”, “chiedono qualche assistenza alla loro Chiesa di origine”. Da parte dei latini, la generosità può assumere la forma dell’accoglienza dei siro-malabaresi nei loro edifici se ancora non hanno trovato i propri. Deve poi continuare fra le tutte le Chiese sui iuris la cooperazione che consiste in celebrazioni di feste comuni, ritiri e incontri, in modo tale da superare ogni eventuale tensione. Il Papa ci tiene a precisare che “questa estensione degli spazi della Chiesa siro-malabarese “non deve essere in alcun modo percepita come una crescita di dominio ma come una chiamata a vivere una comunione più profonda, da non intendere, però, come “uniformità”.

Il primo vescovo nominato dal Papa per l’Eparchia di Shamshabad - ricordiamo -  è mons. Raphael Thattil, finora vescovo ausiliare di Trichur, mentre per l’Eparchia di Hosur è il rev.do Sebastian (Jobby) Pozholiparampil, finora Sincello (vicario episcopale) dell’Eparchia di Irinjalakuda.