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Incontro in Vaticano nel 60° dei Trattati di Roma sull'Europa

Il Padre Olivier Poquillon - RV

Il Padre Olivier Poquillon - RV

Dal 27 al 29 ottobre, in Vaticano, si terrà "(Re)thinking Europe", dialogo organizzato dalla Santa Sede e dalla Comece, in occasione del 60.mo anniversario della firma dei Trattati di Roma, con la partecipazione di Papa Francesco. In vista dell'incontro, Olivier Bonnel ha intervistato padre Olivier Poquillon, segretario generale della Comece

R. – Più che un convegno, sarà un dialogo: un dialogo tra la Chiesa e il mondo della politica. Sappiamo che oggi queste questioni tendono ad essere viste come due realtà diverse tra loro. Ci è sembrato dunque importante, nello stato in cui si trova attualmente l’Unione Europea – con la Brexit; ora anche gli eventi in Catalogna, nonché quello che succedendo alle nostre frontiere esterne, in Ucraina - permettere a degli uomini e delle donne impegnati in politica, di dialogare con i vescovi. Quindi, la prima ragion d’essere è proprio il dialogo: l’Europa è innanzitutto un continente fatto di persone. Lo abbiamo già detto a più riprese: per la Chiesa, essa rappresenta un progetto di pace. La pace, come ricorda San Tommaso, un altro dominicano, è una “battaglia”: una battaglia positiva, non una battaglia “contro”: tra valori dannosi ed altri che invece sarebbero positivi; la pace è al contrario una forza propositiva. Questo è quello che la Chiesa vuole sforzarsi di ricordare. Oggi, tutto ciò che riguarda l’essere umano ci interessa, e una buona parte di ciò che concerne le persone nell’Unione Europea si decide a questo livello; poi anche a livello comunale o nazionale, ma – che ci piaccia o no, che lo vogliamo o no – ebbene, si tratta di decidere insieme: tra i 28. E quindi abbiamo provato a far dialogare i politici e i vescovi mettendo in atto questa espressione, che è una massima propria dell’Unione Europea: “unità nella diversità”.

D. – Qual è oggi il contributo che le Chiese e gli episcopati europei danno in materia di riflessione, in un’Europa che - lo sappiamo - è particolarmente divisa: un’Europa che fa spesso fatica a parlare “con una sola voce” su molte questioni, come per esempio il tema dei flussi migratori, l’economia, la difesa… Cosa volete far emergere, appunto, come parola della Chiesa, attraverso questo incontro?

R. – Ancora una volta, la Chiesa non cerca di parlare con una sola voce, come se fosse “irreggimentata”. Anche la Chiesa infatti, proprio come l’Unione, si basa sul principio dell’“unità nella diversità”. Con la Chiesa si fa riferimento a 28 realtà diverse tra loro, che si articolano attraverso delle culture, delle lingue, e dei popoli. Ma con qualcuno in comune, che è Cristo. Ed allora, forti di questo, abbiamo una certa visione dell’uomo che cerchiamo di promuovere ai politici. Per la Comece, lo scopo essenziale, e ciò che il card. Marx e il Santo Padre hanno voluto mettere al centro di questo dialogo, è proprio quello di rimettere l’essere umano – la persona – al centro delle politiche pubbliche.