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Viganò: Papa ha cura dei profili social, per lui fondamentale la relazione

Un selfie di giovani con Papa Francesco - AFP

Un selfie di giovani con Papa Francesco - AFP

Quaranta milioni di follower. E’ il risultato raggiunto dall’account Twitter di Papa Francesco, in 9 lingue. Un dato significativo non solo per la cifra, ma soprattutto per l’importanza che il Pontefice, come già il suo predecessore, attribuisce alla presenza dei testimoni cristiani nel “Continente digitale” e soprattutto nei Social Media. Alessandro Gisotti ne ha parlato con mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria per la Comunicazione, alla quale è affidato il coordinamento degli account papali su Twitter e Instagram:

R. - 40 milioni di follower vuol dire 40 milioni di persone, 40 milioni di cuori, di intelligenze, di passioni. Quindi è un mondo, una relazione, una comunità. Questo dato sottolinea come tante persone seguano continuamente, giorno dopo giorno, anche attraverso poche lettere, il Magistero del Papa che si dipana in modalità molto differenti: dai discorsi ufficiali, agli incontri a braccio, ai caratteri di Twitter.

D. - Che cosa rappresenta per il Papa essere presente nel social media? È su Twitter, e, ormai da più di un anno, anche su Instagram …

R. - Il Papa ha molta cura dei suoi profili social, a tal punto che controlla minuziosamente tutti i tweet che poi vengono pubblicati. Questa cura dice la cura delle relazioni. Quindi, il Papa che si definisce “un nonno”, che si dice molto distante dalle nuove tecnologie, intuisce però che c’è un mondo – quello social – che è fatto di persone! La Chiesa nasce quando lo Spirito Santo fa vincere ai discepoli la paura e si spalancano le porte del Cenacolo e questi intraprendono le strade del mondo. Oggi, tra queste strade ci sono le comunità cosiddette social. Ecco perché il Papa è molto attento a questa realtà, perché qualunque relazione ha necessità di una cura, cioè di cor urat, cioè di scaldare il cuore anche attraverso poche lettere.

D. - C’è un esempio che può dare il Papa, affinché Internet sia una “rete di persone e non di fili” come lui stesso ha scritto nel suo primo messaggio per la Giornata delle comunicazioni sociali?

R. - Sì. Questo raccoglie anche l’eredità del Papa emerito, Papa Benedetto, che ha fatto dei discorsi molto interessanti sulla Rete. Credo che il passaggio ulteriore, quello che appunto in qualche modo possiamo sintetizzare dal click al cuore” sia quello di immaginare una comunità di credenti che anche in Rete lasciano tracce del fascino del Vangelo della misericordia.

Ascolta e scarica l'audio dell'intervista a mons. Viganò: