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Francesco: la Madonna di Aparecida benedica quanti cercano lavoro

Papa Francesco prega davanti all'immagine della Madonna di Aparecida - RV

Papa Francesco prega davanti all'immagine della Madonna di Aparecida - RV

In occasione  dei 300 anni dal ritrovamento dell’immagine della Vergine Madre Aparecida in un fiume del Brasile, il Papa ha lanciato questo tweet sull’account @Pontifex in nove lingue: “La Madonna di Aparecida è stata trovata da poveri lavoratori: oggi benedica tutti, specialmente quelli che cercano un lavoro”.

Francesco, nel luglio 2013, in occasione del suo primo viaggio internazionale, incontrando l’Episcopato brasiliano, si è riferito alla storia di Aparecida come chiave di lettura per la missione della Chiesa. In Aparecida – aveva spiegato il Papa - Dio ha dato “una lezione su Se stesso, circa il suo modo di essere e di agire. Una lezione sull’umiltà che appartiene a Dio come tratto essenziale, e che è nel DNA di Dio. C’è qualcosa di perenne da imparare su Dio e sulla Chiesa in Aparecida”.

All’origine di questa storia - aveva ricordato nel suo discorso - ci sono tre poveri pescatori. Le acque sono quelle del fiume  Paraíba do Sul. Siamo nel 1717: “Tanta fame e poche risorse (…) Hanno una barca fragile, inadatta; hanno reti scadenti, forse anche danneggiate, insufficienti. Prima c’è la fatica, forse la stanchezza, per la pesca, e tuttavia il risultato è scarso: un fallimento, un insuccesso. Nonostante gli sforzi, le reti sono vuote. Poi, quando vuole Dio, Egli stesso subentra nel suo Mistero. Le acque sono profonde e tuttavia nascondono sempre la possibilità di Dio; e Lui è arrivato di sorpresa, chissà quando non Lo si aspettava più. La pazienza di coloro che lo attendono è sempre messa alla prova. E Dio è arrivato in modo nuovo, perché Dio è sorpresa: un’immagine di fragile argilla, oscurata dalle acque del fiume, anche invecchiata dal tempo. Dio entra sempre nelle vesti della pochezza”.

I pescatori trovano l’immagine dell’Immacolata Concezione: “Prima il corpo, poi la testa, poi il ricongiungimento di corpo e testa”. Non disprezzano il mistero incontrato nel fiume, anche se è un mistero che appare incompleto: “Non buttano via i pezzi del mistero. Attendono la pienezza. E questa non tarda ad arrivare (…) Noi vogliamo vedere troppo in fretta il tutto e Dio invece si fa vedere pian piano. Anche la Chiesa deve imparare questa attesa”.

Poi, i pescatori portano a casa il mistero: “La gente semplice ha sempre spazio per far albergare il mistero. Forse abbiamo ridotto il nostro parlare del mistero ad una spiegazione razionale; nella gente, invece, il mistero entra dal cuore. Nella casa dei poveri Dio trova sempre posto”.

C’è da imparare tanto da questo atteggiamento dei pescatori, afferma il Papa: “Una Chiesa che fa spazio al mistero di Dio; una Chiesa che alberga in se stessa tale mistero, in modo che esso possa incantare la gente, attirarla. Solo la bellezza di Dio può attrarre (...) Parliamo di missione, di Chiesa missionaria. Penso ai pescatori che chiamano i loro vicini per vedere il mistero della Vergine. Senza la semplicità del loro atteggiamento, la nostra missione è destinata al fallimento”.

La Chiesa - spiega Francesco – “ha sempre l’urgente bisogno di non disimparare la lezione di Aparecida, non la può dimenticare. Le reti della Chiesa sono fragili, forse rammendate; la barca della Chiesa non ha la potenza dei grandi transatlantici che varcano gli oceani. E tuttavia Dio vuole manifestarsi proprio attraverso i nostri mezzi, mezzi poveri, perché sempre è Lui che agisce (…) Il risultato del lavoro pastorale non si appoggia sulla ricchezza delle risorse, ma sulla creatività dell’amore. Servono certamente la tenacia, la fatica, il lavoro, la programmazione, l’organizzazione, ma prima di tutto bisogna sapere che la forza della Chiesa non abita in se stessa, bensì si nasconde nelle acque profonde di Dio, nelle quali essa è chiamata a gettare le reti”.

Infine, il Papa cita un’altra lezione che viene da Aparecida: “La Chiesa deve ricordare sempre è che non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero e resta fuori dalla porta del Mistero, e, ovviamente, non riesce ad entrare in coloro che pretendono dalla Chiesa quello che non possono darsi da sé, cioè Dio. A volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile ‘pescare’ Dio nelle acque profonde del suo Mistero”.