Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Chiesa \ Chiesa nel mondo

75 anni di rapporti diplomatici tra Giappone e Santa Sede: no al nucleare

L'Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana durante il convegno - RV

L'Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana durante il convegno - RV

di Michele Raviart

L’immenso tributo di dolore, sofferenza e di morte che il Giappone ha dovuto sperimentare nel corso della Seconda Guerra Mondiale, specialmente ad Hiroshima e a Nagasaki, serva costantemente di monito per tutta l’umanità”. Lo ha ricordato mons. Paul Richard Gallagher, segretario vaticano per i rapporti con gli Stati, in occasione del convegno organizzato ieri dalla Pontificia Università Gregoriana per i 75 anni di relazioni diplomatiche ufficiali tra Santa Sede e Giappone. Promuovere oggi la pace e il disarmo è quindi un’urgenza che va ribadita, ha spiegato Gallagher. “contro ogni tentazione di cedere il passo alla logica delle armi e della guerra”.

Il riferimento è in particolare alla crisi innescata dai test nucleari in Corea del Nord, in cui Santa Sede e Giappone collaborano per una soluzione pacifica e diplomatica. “In questo  momento stiamo studiando molto attentamente la questione del nucleare, del disarmo e del pacifismo”, afferma ai nostri microfoni mons. Gallagher, “noi lavoriamo proprio per cercare di creare un mondo senza queste armi. A causa di quanto accaduto nella Seconda Guerra Mondiale, il Giappone ha un vincolo e un rapporto molto stretto con gli Stati Uniti per quanto riguarda le questioni della difesa. Però credo che loro siano determinati ad operare in questo senso. È tutto un processo, e la Santa Sede vorrebbe dare una spinta etica e morale in questa direzione”.

La nascita delle relazioni diplomatiche tra Santa Sede e Giappone nel 1942 fu l’esito naturale di un processo iniziato a fine ‘800 con la restaurazione Meiji e l’apertura del Paese asiatico al mondo dopo secoli di isolamento. A pochi mesi dall’attacco di Pearl Harbour agli Usa, l’imperatore giapponese Hirohito vedeva nella Santa Sede un possibile mediatore e un canale di dialogo con gli alleati, ha spiegato padre Delio Mendonça della Pontificia Università Gregoriana, mentre alla Santa Sede premeva un riconoscimento ufficiale per tutelare i diritti delle comunità cattoliche giapponesi.

Per circa 250 anni i cristiani in Giappone avevano infatti vissuto in clandestinità. Dopo la prima missione nell’isola meridionale di Kyushu, istituita del gesuita San Francesco Saverio nel 1549, i cristiani vennero  infatti perseguitati duramente per una presunta interferenza negli affari del Paese. Nel 1597 ventisei cristiani, canonizzati da Papa Pio IX nel 1962, furono crocifissi a Nagasaki, mentre, nel 1637, la rivolta dei contadini cristiani guidata dal samurai decaduto Shiro Amakusa a Shimabara fu repressa nel sangue.

Oggi i cristiani cattolici in Giappone sono 450 mila, pari allo 0,35% della popolazione e la collaborazione tra Tokyo e il Vaticano è più viva che mai, come ha spiegato Yoshio Nakamura, ambasciatore del Giappone presso la Santa Sede. Contributi che vanno dai finanziamenti agli storici restauri della Cappella Sistina negli anni novanta, alla digitalizzazione in corso di oltre 80 mila documenti della Biblioteca Apostolica Vaticana da parte di un’azienda giapponese.

I cattolici in Giappone sono molto apprezzati: soprattutto in campo educativo, si pensi alla famosissima Sophia University della Compagnia di Gesù”, ha detto mons. Gallagher, e come Santa Sede “cerchiamo sempre, come dappertutto, di offrire il nostro contributo per la società, al fine di sostenerla e di aiutare le persone ad affrontare le sfide odierne in una dimensione di fede”

Scarica e ascolta il podcast