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Mons. Bertin: a Mogadiscio l'attentato più grande in Somalia

 - REUTERS

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di Elvira Ragosta

Si aggiorna di continuo il bilancio delle vittime dell’attentato di sabato scorso a Mogadiscio, dove un camion bomba  è esploso in un quartiere centrale, davanti all’hotel Safari e al ministero degli Esteri. L'automezzo saltato in aria era seguito dalle forze dell'ordine in quanto ritenuto "sospetto". Un secondo camion è esploso pochi minuti dopo in un'altra strada provocando diverse vittime.

I morti accertati sarebbero oltre 300 e altrettanti i feriti, alcuni dei quali in gravissime condizioni. Tra le vittime, secondo quanto riferito dai locali servizi sanitari, anche 15 bambini che erano a bordo di uno scuola bus, rimasto investito dalle esplosioni.

Pur non essendo stato ancora rivendicato, l’attacco viene attribuito al gruppo  terroristico al Shabab, che controlla alcune zone nel centro e nel sud del Paese.

Secondo mons. Giorgio Bertin, vescovo di Gibuti e amministratore apostolico di Mogadiscio che da 26 anni vive e conosce la difficile situazione della Somalia, quanto accaduto si pone in una certa continuità di attacchi  particolarmente feroci di questi ultimi anni, ma quello di sabato è l’attentato più grande che sia mai stato compiuto nel Paese.

“Quando si va lì - aggiunge mons. Bertin a proposito del clima di sicurezza in Sonmalia - sembra che la situazione sia normale; ho potuto trascorrere cinque giorni a Baidoa,  due giorni a Mogadiscio. Chiaramente ero accompagnato da una scorta armata, ma i somali girano normalmente. Sembra la vita normale. Si potrebbe avere l’impressione che si siano un po’ abituati a vedere, a subire questi attacchi momentanei, ma che sembrano non cambiare mai la vita. Direi che anche se ciò che è accaduto è una catastrofe, non dobbiamo disperare. Sarebbe un doppio attentato se ci rassegnassimo. Secondo me bisogna continuare la ricerca di una maggiore unità all’interno della Somalia e della comunità internazionale per far fronte a questo problema”.

Ascolta e scarica l’intervista a mons. Bertin

L’attacco di sabato a Mogadiscio ferisce ulteriormente un Paese già lacerato da una difficile situazione umanitaria. Andrea Martinotti, capo della missione di Intersos in Somalia, ricorda che sono 3,1 i milioni  di persone in Somalia a vivere in stato di emergenza e 975mila gli sfollati - la maggior parte dei quali causati dalla siccità. Inoltre, c’è un continuo bisogno di supporto, soprattutto nelle sone rurali, alcune delle quali sono più difficili da raggiungere perché si trovano sotto il controllo di al Shabab.

Ascolta e scarica l’intervista ad Andrea Martinotti