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India: appello della Chiesa per aumento crimini sui dalit

Dalit impegnati nei lavori più duri - AFP

Dalit impegnati nei lavori più duri - AFP

“Le crescenti atrocità sui dalit danno l'impressione che l'India stia tornando all'età di Manu Smriti, quando i dalit erano trattati peggio degli schiavi”: è quanto dice all'agenzia Fides l'arcivescovo Thomas Menamparampil, ora emerito, che ha guidato per anni l’arcidiocesi di Shillong, nel Nordest dell’India, e ha lavorato alla Federazione delle Conferenze episcopali dell’Asia, riferendosi all’antico sistema basato su testi sacri indù risalente all’anno 100 dopo Cristo, I “paria” o “dalit” (erroneamente “intoccabili”, ma il significato corretto è “oppressi”, ndr) sono i “fuoricasta” o 5ª casta nel sistema sociale e religioso induista, che include anche i tribali.

“I media hanno riferito recentemente che un uomo dalit di 21 anni è stato picchiato a morte presumibilmente da un gruppo di uomini appartenenti a una casta superiore nel distretto di Anand, in Gujarat. Secondo le notizie, è stato ucciso solo per motivi di casta, spiega mons. Menamparampil. In un altro incidente due dalit sono stati picchiati alla fine di settembre nel villaggio di Limbodra, nel distretto di Gandhinagar. Attivisti dalit hanno protestato a Gandhinagar il 4 ottobre segnalando le crescenti violenze contro i dalit. Nel luglio del 2016 quattro dalit sono stati legati a una macchina e frustati per la presunta uccisione di una vacca, mentre stavano solo rimuovendone la carcassa.

“Durante le elezioni di Lok Sabha del 2014, il primo ministro Narendra Modi aveva parlato del modello di sviluppo del Gujarat come ideale. Le atrocità compiute sui dalit in Gujarat ribadiscono che qualcosa è fondamentalmente sbagliato nel modello sociale del Gujarat. Il governo del Gujarat non è riuscito a fermare la discriminazione nei confronti dei dalit e gli attacchi su innocenti continuano”, rileva mons. Menamparampil.

Recenti studi e indagini evidenziano una diffusa discriminazione nei confronti dei dalit, specialmente nei distretti rurali. L’organizzazione “Dalit Sangathan Gujarat”, che ne difende i diritti, parla di “atteggiamento letargico del governo in Gujarat”: “Il governo aveva assicurato che il caso dei dalit frustati pubblicamente sarebbe stato affrontato in 60 giorni. Un anno dopo, i 12 accusati sono fuori dal carcere su cauzione. In tali circostanze, come si spera nella giustizia in questo sistema?”

La Costituzione indiana prevede un'azione rigorosa contro le atrocità sui dalit, ma la legge non viene attuata. Il 3 ottobre scorso il quotidiano indiano “Times of India” riportava le cifre dei reati contro i dalit. "I casi di atrocità contro i fuoricasta sono cresciuti drasticamente da 26.127 nel 2005 a 45.003 nel 2015. Gli analisti affermano che dopo la salita al potere centrale del Baratiya Janata Party (Bjp), le atrocità contro i dalit sono cresciute”.

Secondo l’arcivescovo emerito di Shillong “il Bjp ha adottato diverse strategie per catturare i voti dei dalit, ma d’altro canto le organizzazioni estremiste indù che fiancheggiano quel partito, come il Sangh Parivar e Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), non hanno cambiato mentalità. “Gruppi come il Sangh Parivar vorrebbero reintrodurle nell’India odierna, o tenere dalit e tribali nella nazione senza dare loro pari dignità, diritti e libertà”, spiega a Fides padre Suresh Mathew, frate francescano indiano. E aggiunge: “Finché resta al potere un governo influenzato e guidato dall'ideologia dell'Hindutva e da Manu Smriti, le discriminazioni e le violenze sui dalit sono destinate ad aumentare. La nuova generazione di leader dei dalit deve lavorare congiuntamente con le forze secolari per impedire la deriva della società indiana verso Manu Smriti”. (P.N.-P.A.)