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Giornata europea contro la tratta. Caritas: servono fondi e nuove prassi d'accoglienza

Stop al traffico di esseri umani

Stop al traffico di esseri umani

Intervista di Roberta Gisotti ad Oliviero Forti

18 ottobre 2017 #LIBERAILTUOSOGNO: è il motto dell’11ma Giornata europea contro la tratta degli esseri umani  impresso su un palloncino da far volare in aria. Un gesto a significare la liberazione del sogno di centinaia di migliaia di bambini, donne e uomini del pianeta, che ogni giorno vengono portati via con l’inganno dai loro Paesi di origine, per arrivare in altri Stati, allo scopo di essere sfruttati nell’ambito della prostituzione, del lavoro illegale, dell’accattonaggio forzato, dello spaccio di droghe, di altre attività criminose e perfino del traffico di organi. Secondo stime dell’Onu sarebbero quasi un milione le sospette vittime di tratta e/o di grave sfruttamento in Europa, a fronte di un enorme giro d’affari, che travalica i confini e percorre le rotte dei migranti da un continente all’altro.

Il traffico delle persone è infatti una pratica diffusa ed incrementata proprio dai flussi migratori sempre più incontrollati. Un fenomeno troppo spesso sottovalutato, che sfugge alle autorità statali e alle stesse organizzazioni non governative, che operano in campo umanitario e si raffrontano con agguerrite organizzazioni criminali.

Sono tantissime le iniziative nelle città europee per marcare questa ricorrenza. In Italia la Giornata sarà celebrata a livello nazionale con un incontro a Palazzo Chigi, promosso dalla presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Dipartimento per le Pari Opportunità. Tra i relatori è Oliviero Forti, responsabile dell’Ufficio immigrazione Caritas Italia e Europa. La rete ecclesiale è infatti tra le più radicate sul territorio accanto alle vittime e nel lavoro di allerta e prevenzione. Si tratta - spiega Forti, intervistato alla vigilia della Giornata – della pagina più buia dell’emigrazione. E, purtroppo – aggiunge - non c’è una vera rete europea di contrasto alla tratta ed ogni Paese ha le proprie normative e risponde diversamente. In Italia – dichiara Forti - vi sono validi strumenti ma fondi insufficienti per dare risposte significative e per offrire realtà alternative a chi nello sfruttamento trova oggi l’unica possibilità di sopravvivenza, quando poi non venga sopraffatto da un punto di vista fisico e psicologico.

Ascolta e scarica il podcast dell’intervista integrale ad Oliviero Forti