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Commento di don Sanfilippo al Vangelo della XXIX Domenica T.O.

I farisei interrogano Gesù sul tributo a Cesare - RV

I farisei interrogano Gesù sul tributo a Cesare - RV

Nel Vangelo della XXIX Domenica del Tempo ordinario, i farisei chiedono a Gesù se sia lecito o no pagare il tributo a Cesare

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 22,15-21)
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».  Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio»
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Su questo brano evangelico ascoltiamo una breve riflessione di don Gianvito Sanfilippo, presbitero della diocesi di Roma:

Talvolta il nemico c’insidia adulandoci, con l’intento di metterci alla prova per danneggiarci. La stessa dinamica è visibile nel Vangelo odierno dove Gesù stesso viene tentato. Il Signore, però, approfitta di questa sfida per ammaestraci, insegnando, anzitutto, che la vita delle persone deve crescere e svilupparsi negli ambiti sia civili che religiosi. Il Maestro dichiara altresì la liceità del pagamento e della riscossione dei tributi nel contesto della società civile, cogliendo l’occasione per sottolineare come la dignità dell’uomo sia da ritenersi inestimabile perché creato ad immagine di Dio e destinato alla comunione eterna con Lui: “Rendete a Cesare ciò che porta l’immagine di Cesare e a Dio ciò che porta l’immagine di Dio”. Il Padre si è rivelato pienamente in Cristo nello Spirito Santo come comunione di persone divine che hanno fra loro relazioni d’Amore. Così anche la famiglia umana porta nel suo DNA l’immagine del Dio Creatore, essendo le sue relazioni riflesso di tale Amore e della dignità incommensurabile di ogni membro. Una “famiglia imago Dei” mostra in tutta la sua bellezza la differenza uomo-donna come il luogo fecondo e necessario per la manifestazione di quell’Amore salvifico che dà stabilità e pienezza non solo ai suoi componenti, ma a tutta la società civile.