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Venezuela, vescovi su regionali: il governo ignora volontà del popolo

Un uomo vota nella municipalità di Baruta - AFP

Un uomo vota nella municipalità di Baruta - AFP

di Alina Tufani

Le elezioni regionali in Venezuela, nonostante la considerevole affluenza di votanti, più che contribuire a rafforzare principi democratici attraverso il voto hanno generato nuove incertezze aumentando la tensione e il conflitto. È questa la premessa del comunicato diffuso, ieri sera, dalla Conferenza episcopale venezuelana a pochi giorni dai comizi elettorali segnati da “un cumulo d’irregolarità e dall’uso indiscriminato di mezzi e di risorse dello Stato per fare propaganda e manovre a vantaggio dei candidati di governo”.

“Ci sono state tante irregolarità nel processo elettorale. Non è stata rispettata la volontà del popolo sovrano e pertanto questi comizi sono stati considerate come una frode.  Così lo ha ribadito hai nostri microfoni mons. Diego Padrón presidente della Conferenza episcopale del Venezuela commentando il comunicato dell’episcopato.  Il presule ha affermato che il popolo è stanco di ricevere risultati elettorali che non rispondono alle aspettative di un cambiamento della situazione e perciò si dovrebbero fare nuove elezioni”.

Per l’arcivescovo di Cumaná queste anomalie nei comizi è l’utilizzo delle risorse dello Stato per la propaganda del governo è stato precipito dal popolo come “una burla al valore del voto”. Mons. Padrón ha sottolineato che c’è la possibilità di una deriva violenta che potrebbe portare alla situazione di morte dei mesi scorsi durante le manifestazioni in tutto il Paese che hanno lasciato più di 130 morti e centinaia di feriti e prigionieri.

Nel comunicato i vescovi deplorano l’attuazione del Consiglio nazionale elettorale, che ignorando gli appelli fatti da varie istituzioni nazionali e internazionali, si ha nuovamente dimostrato un arbitro parziale al servizio del partito di governo”.  Tra le anomalie evidenziate dall’episcopato durante il processo elettorale il fatto di impedire la sostituzione di candidati come previsto dalla legge, il trasferimento poco prima del voto degli elettori in altri seggi elettorali, la mancanza di osservatori internazionali imparziali e gli abusi nella votazione.

I vescovi denunciano, poi, che la decisione di creare nuove autorità che si soprappongano ai poteri dei governatori negli Stati in cui è stata favorita l’opposizione “è un chiaro segnale di disconoscimento e di burla della volontà del popolo, nel quale risiede la legittimità di ogni elezione”. Quindi, queste manipolazioni costituiscono uno ostacolo all'esercizio del suffragio e generano sfiducia nei processi elettorali. Il sistema elettorale - affermano i vescovi - purtroppo, “non rispetta la legge”. I presuli ribadiscono anche l’urgente necessità di recuperare la giustizia e l'etica.

Nel comunicato si ricorda, inoltre, il prolungato conflitto politico generato dall’inizio di questo anno dovuto alla pretesa dell'esecutivo di imporre un modello socio-politico che minaccia la dignità della persona e alla convocazione dell’Assemblea nazionale costituente, criticata e respinta dalla maggioranza della popolazione perché illegale. L’episcopato esorta le autorità civili e militari a restituire trasparenza al processo e il diritto al voto libero. “Come Chiesa proclamiamo il primato della persona e dei suoi diritti universali sopra ogni ideologia, sistema di governo e interessi particolari”. 

Nel documento si esorta infine il popolo a continuare a credere nel “potere del voto” come via pacifica e democratica per intraprendere i cambiamenti urgenti che esige il Paese. Poi, l’invito a non lasciarsi trascinare dall’irrazionalità o dal fanatismo nella controversia politica e di elevare preghiere a Dio e alla Madonna di Coromoto per alleviare l’angoscia di fronte ai gravi problema della società. I vescovi esortano a non perdere la speranza in una vita in concordia, libertà e pace.  

Ascolta e scarica il podcast dell'intervista a mons. Diego Padrón: