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Tragedia di Como. Mons. Cantoni: soffriamo e preghiamo

Tragedia di Como, intervento dei vigili del fuoco                                                                                                                                    - ANSA

Tragedia di Como, intervento dei vigili del fuoco - ANSA

di Amedeo Lomonaco

Restano solo il dolore e lo sgomento dopo la tragedia figlia della disperazione, avvenuta giovedì scorso a Como. Un incendio ha cancellato una famiglia. Secondo gli inquirenti sarebbe stato il padre, un uomo marocchino che aveva perso il lavoro, a dare fuoco al proprio appartamento. Il suo corpo è stato trovato senza vita sul letto accanto ai suoi 4 figli, uno accanto all’altro. In base alle prime ricostruzioni, sono stati soffocati dal fumo di una catasta di stracci, vestiti e giornali accesi in corridoio. Una bambina, di 5 anni, è deceduta in ospedale.

L’uomo, che aveva un permesso di soggiorno di lungo periodo, temeva che gli sarebbero stati tolti i bambini. La madre, invece, non era in casa perché ricoverata in una struttura di Como per problemi psichici. La casa in cui vivevano il padre e i 4 bambini, che non frequentavano più la scuola, era stata messa a disposizione dalla “Fondazione Beato Giovan Battista Scalabrini”.

La famiglia, che riceveva settimanalmente pacchi e sussidi pubblici, era seguita dai servizi sociali ed era aiutata dal gruppo di San Vincenzo della parrocchia di San Zenone in Monteolimpino. I vicini di casa hanno rivelato che l’uomo marocchino era molto dignitoso, stava sempre con i bambini ed era premuroso. Ma è stato divorato dalla disperazione. Il vescovo di Como, mons. Oscar Cantoni:

R. – Si tratta di una famiglia che era conosciuta dalla Caritas e dagli operatori della San Vincenzo. Hanno fatto di tutto per poter far sentire questa famiglia a proprio agio nell’ambiente in cui vive. È una famiglia che era assistita, quindi. È chiaro che, al di là di un’assistenza materiale, è sempre necessaria una vicinanza amica: persone che solidarizzino con un cuore disponibile anche ad ascoltare e a cogliere le grandi ferite che ogni persona porta nel cuore. Ci vuole un clima di accoglienza, nutrito da grande rispetto, ma anche di una vicinanza fraterna, con un’affabilità che permette alle persone di sentirsi amate e accolte da una comunità di credenti, al di là delle sue condizioni umane e religiose.

D. – Questo dramma, che vede un padre morire insieme ai suoi bambini, interpella fortemente la comunità diocesana…

R. – Sì, certo. Siamo tutti coinvolti in questa tragedia. Stiamo soffrendo e stiamo pregando il Signore, perché questa persona ha coinvolto dei bambini che sono innocenti. Siamo di fronte a degli atti al di là di una razionalità. La città nutre un grande rispetto di fronte a questo dramma al di là della provenienza, della condizione sociale e religiosa di questa famiglia. E la città di Como si dimostra una città accogliente che si china davanti agli immigrati colpiti da questa tragedia.