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Il Papa a Teofilo III: diamoci da fare ora per l’unità

L'udienza del Papa al patriarca Teofilo III  - ANSA

L'udienza del Papa al patriarca Teofilo III - ANSA

di Alessandro Di Bussolo

"Diamoci da fare ora, come il Signore desidera, per costruire un futuro di riconciliazione piena e di comunione fraterna. Non farlo sarebbe la colpa più grave di oggi". Sono accorate le parole che Papa Francesco ha rivolto al patriarca greco ortodosso di Gerusalemme Teofilo III, ricevuto questa mattina in Vaticano. Una visita che ricambia quella di Francesco alla basilica del Santo Sepolcro, nel maggio 2014, quando il patriarca Teofilo accompagnò il Papa e il patriarca Bartolomeo.

Il Pontefice ha ribadito il suo “sincero desiderio e tutto l’impegno a progredire nel cammino verso la piena unità” tra la Chiesa cattolica e quella ortodossa, perché non farlo sarebbe disattendere il pressante invito di Cristo e i segni dei tempi.

Ricordando la preghiera nell’Edicola della Tomba vuota durante il pellegrinaggio a Gerusalemme, Papa Francesco si è detto compiaciuto per suo il restauro, che non ha  solo salvaguardato l’integrità di un monumento del passato, ma ha permesso che continui a risuonare in futuro la testimonianza che scaturisce da quel sepolcro vuoto. Un restauro per il quale hanno lavorato insieme il patriarcato greco ortodosso, quello armeno e la custodia francescana di Terrasanta.

Il Papa ha poi espresso di nuovo la sua vicinanza “a tutti coloro che soffrono per i conflitti che da decenni affliggono la Terra Santa”.

“L’incertezza della situazione – ha detto Francesco - e l’incomprensione tra le parti continuano a causare insicurezza, limitazione di diritti fondamentali e l’abbandono della propria terra da parte di molti. Per questo invoco l’aiuto di Dio e chiedo a tutti i soggetti coinvolti di moltiplicare gli sforzi affinché si realizzino le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia e sul riconoscimento dei diritti di tutti”.

Per questo, ha proseguito il Pontefice, “occorre respingere con fermezza” qualsiasi tipo di violenza, discriminazione e manifestazione di intolleranza contro persone o luoghi di culto ebraici, cristiani e musulmani. “La Città Santa, il cui Status Quo va difeso e preservato, dovrebbe essere un luogo dove tutti possano convivere” in pace, “altrimenti continuerà per tutti e senza fine la spirale della sofferenza”.

Pensando poi ai membri delle varie comunità cristiane di Terra Santa, il Papa si è augurato “che siano sempre riconosciuti parte integrante della società” e che “portino, il proprio contributo per il bene comune e per la costruzione della pace”. Un contributo che sarà più efficace se si realizza “una sintonia sempre maggiore tra le diverse Chiese della regione”.

“Particolarmente importante – ha spiegato Francesco - sarebbe una crescente collaborazione per il sostegno delle famiglie e dei giovani cristiani, affinché non si trovino nelle condizioni di dover lasciare la propria terra. Lavorando insieme in questo delicato ambito, i fedeli di varie confessioni potranno anche conoscersi meglio e sviluppare rapporti sempre più fraterni”.

Per questo, obbedendo alla preghiera di Gesù per i suoi nel Cenacolo: «siano una sola cosa… perché il mondo creda», Papa Francesco ha ribadito “il sincero desiderio e tutto l’impegno a progredire nel cammino verso la piena unità” tra le due Chiese.

“So bene  - ha ribadito il Pontefice  - che alcune ferite del passato continuano a lasciare segni nella memoria di tanti. Non è possibile cambiare la storia, ma, senza dimenticare le gravi mancanze di carità compiute durante i secoli, volgiamo insieme lo sguardo a un futuro di riconciliazione piena e di comunione fraterna e diamoci da fare ora, come il Signore desidera. Non farlo sarebbe la colpa più grave di oggi, sarebbe disattendere il pressante invito di Cristo e i segni dei tempi, che lo Spirito semina nel cammino della Chiesa”.

Non lasciamo, ha detto ancora il Papa,” che i ricordi di epoche caratterizzate da reciproco silenzio o da scambi vicendevoli di accuse, le difficoltà del presente e l’incertezza del futuro ci impediscano di camminare insieme” verso l’unità, di pregare insieme e di operare insieme per l’annuncio del Vangelo e a servizio dei bisognosi.

E prima di proporre di recitare insieme il Padre Nostro, il Papa  ha riaffermato la sua “vicinanza ai fratelli cristiani di Terra Santa” e l’affetto per gli amici delle altre grandi religioni presenti nella regione, “sperando e pregando che arrivi presto per tutti il giorno di una pace stabile e duratura”.