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Papa a Istituti secolari: non isolarsi, ma agire nel mondo

Istituti vita consacrata e Società vita apostolica, foto d'archivio - AFP

Istituti vita consacrata e Società vita apostolica, foto d'archivio - AFP

di Giada Aquilino

In un tempo in cui, di fronte alle difficoltà, ci può essere “la tentazione di isolarsi nei propri ambiti comodi e sicuri”, c’è necessità di “agire”, di “stare dentro” il mondo come “presenza trasformante in senso evangelico”. Questo il mandato del Papa ai partecipanti al convegno in corso, oggi e domani a Roma, presso l’Istituto Patristico Augustinianum, sul tema “Oltre e in mezzo. Istituti secolari: storie di passione e profezia per Dio e per il mondo”. L’evento è organizzato dalla Conferenza italiana degli Istituti secolari, con il patrocinio della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica.

Francesco, nel suo messaggio, ricorda il 70° anniversario della Costituzione apostolica Provida Mater Ecclesiae, il documento di Pio XII che il Pontefice definisce “in un certo senso rivoluzionario”, tratteggiando esso una nuova forma di consacrazione: quella di fedeli laici e presbiteri diocesani “chiamati a vivere i consigli evangelici nella secolarità in cui sono immersi in forza della condizione esistenziale o del ministero pastorale”.

Gli Istituti secolari, spiega il Papa, coniugano dunque “consacrazione e secolarità”, praticando un apostolato di testimonianza, di evangelizzazione - “specialmente” per i presbiteri - e di impegno cristiano nella vita sociale, in particolare per i laici; a ciò si aggiunge la fraternità che, senza essere “determinata da una comunità di vita”, è tuttavia “vera comunione”.

La missione oggi è quindi “essere umili e appassionati portatori, in Cristo e nel suo Spirito, del senso del mondo e della storia”, con uno “stupore sempre nuovo” per Gesù, per il suo modo “unico” di vivere e di amare, di incontrare la gente, di guarire la vita, di portare conforto. Perciò lo “stare dentro” il mondo, aggiunge Francesco, non è “solo” una condizione sociologica ma una “realtà teologica”, che permette “di essere attenti, di vedere, di ascoltare, di com-patire, di con-gioire, di intuire le necessità”.

Ciò implica portare concretamente in tutte le situazioni “in cui ci si trova” la parola che si ascolta da Dio: è questo, in fondo, che caratterizza “in senso proprio” la laicità, cioè “saper dire quella parola che Dio ha da dire sul mondo”, stando attenti alla realtà e assieme al mistero di Dio.

Gli atteggiamenti spirituali suggeriti in conclusione dal Papa sono “pregare, discernere, condividere, dare coraggio e avere simpatia” per il mondo e per gli altri, “anche quando fanno di tutto per farcela perdere”.

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