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Riforma: cattolici e luterani, superati pregiudizi grazie a ecumenismo

Preghiera e dichiarazione congiunta a Lund - OSS_ROM

Preghiera e dichiarazione congiunta a Lund - OSS_ROM

di Giada Aquilino

Superamento dei “pregiudizi”, intensificazione della “comprensione reciproca” e conseguimento di accordi teologici “decisivi”. Sono le “benedizioni” del percorso ecumenico intrapreso negli ultimi cinquant’anni da luterani e cattolici e a conclusione dell’anno della commemorazione comune del quinto centenario della Riforma protestante, evidenziati nell’odierno comunicato congiunto della Federazione Luterana Mondiale e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

Oggi, infatti, è l’ultimo giorno delle celebrazioni: nell’occasione nell’Abbazia di Westminster a Londra la Comunione Anglicana accoglie e recepisce la Dichiarazione congiunta sulla dottrina della giustificazione, firmata da luterani e Chiesa romano-cattolica nel 1999. Nel tempo il documento è stato siglato anche dal Consiglio Metodista Mondiale, nel 2006, e durante questo anno pure dalla Comunione Mondiale delle Chiese Riformate.

Nel comunicato si citano i frutti della commemorazione condivisa durante la quale è stato chiesto “perdono per le nostre colpe - si legge - e per il modo in cui i cristiani hanno ferito il Corpo del Signore e si sono offesi reciprocamente nei cinquecento anni dall’inizio della Riforma ad oggi”. Si ricorda inoltre la preghiera congiunta luterana-cattolica celebrata il 31 ottobre 2016 a Lund, in Svezia: Papa Francesco e il vescovo Munib A. Younan, allora presidente della Federazione Luterana Mondiale, firmarono una dichiarazione comune, “impegnandosi a proseguire insieme il cammino ecumenico verso l’unità per la quale Cristo ha pregato” e riconoscendo la comune “responsabilità pastorale di rispondere alla sete e alla fame spirituali del nostro popolo di essere uno in Cristo”.

Durante questo anno, si sottolinea inoltre, “per la prima volta luterani e cattolici hanno visto la Riforma da una prospettiva ecumenica”: ciò ha reso possibile una “nuova comprensione di quegli eventi del XVI secolo che condussero alla nostra separazione”. L’impatto di quel passato, prosegue la nota, “può essere trasformato in modo che diventi un impulso per la crescita della comunione ed un segno di speranza per il mondo: la speranza di superare la divisione e la frammentazione”. Perché “ciò che ci accomuna è ben superiore a ciò che ci divide”. Con l’obiettivo dunque di “discernere la nostra interpretazione di Chiesa, Eucaristia e Ministero, sforzandoci di giungere ad un consenso sostanziale al fine di superare le differenze che sono tuttora fonte di divisione tra di noi”, il testo si chiude con un rinnovato impegno a proseguire il “cammino comune”.

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