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A Rebibbia il film dei detenuti africani dedicato al Papa

Manifestazione a Ouagadougou  - AFP

Manifestazione a Ouagadougou - AFP

di Gabriella Ceraso

In occasione del primo anniversario del Giubileo dei carcerati, presieduto il 6 novembre del 2016 da Papa Francesco nell'ambito del grande Giubileo della Misericordia, è stato proiettato a Rebibbia il docu-film “Bonne arrivée à la MACO, Papa François!”(“Benarrivato alla MACO, Papa Francesco!”).

La pellicola, presentata già al Festival del cinema di Varsavia e poi il 25 ottobre in Vaticano, porta la firma del regista franco-polacco Janusz Mrozowski, è ambientata nella Casa di correzione e detenzione della capitale del Burkina Faso Ougadougou (MACO) e documenta come i detenuti e il personale carcerario accoglierebbero il Papa e il suo messaggio di misericordia, immergendo lo spettatore nella dura realtà del carcere.

Nelle scene c’è il dramma della detenzione, del degrado, della solitudine di chi ha perduto tutto, ma c’è anche altro, grazie alla fede e all’incontro che i carcerati fanno con Gesù Cristo. “E’ proprio questa la situazione nel nostro Paese”, spiega mons. Kisito Ouedraogo della Segreteria di Stato, originario del Burkina Faso: nelle carceri c’è una “situazione difficile moralmente e materialmente”; c’è “sovraffollamento in alcuni casi, col dramma e il grido disperato di tanti”. Ma grazie al lavoro della Chiesa, specie dei cappellani, ma anche dei volontari e delle Ong, spiega ancora mons. Ouedraogo, ha un posto rilevante tutto il “magistero del Papa sulla misericordia, il perdono e la speranza”.

Ascolta e scarica l’intervista integrale a mons. Kisito Ouedraogo:

Ad un anno dal Giubileo dei carcerati è tempo di bilanci. E’ quanto in questa occasione fa il cappellano del carcere di Rebibbia che ospita la proiezione del film del regista franco-polacco Janusz Mrozowski. Don Pier Sandro Spriano ricorda con emozione l’incontro col Papa nella Casa di detenzione romana, il Giovedì Santo del 2015, ma con altrettanta forza sottolinea quanto purtroppo nell’anno giubilare nulla sia cambiato a livello di struttura e di ambiente.

“L’orizzonte di speranza non è cresciuto” dice don Spriano, “anzi nessuno più parla delle criticità carcerarie: i suicidi continuano, i numeri sono sempre in aumento e la droga che è la causa principale oggi di detenzione, sembra non essere più un problema”. Alla politica don Spriano chiede un “progetto chiaro sul carcere” e la “sicurezza di portarlo a termine”.

Ascolta e scarica l’intervista integrale a don Sandro Spriano: