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Segnali di speranza a Raqqa: tornano centinaia di civili

Una strada di Raqqa - REUTERS

Una strada di Raqqa - REUTERS

di Amedeo Lomonaco

Dopo la liberazione, Raqqa sta vivendo un altro cruciale, capitolo. Centinaia di famiglie - rendono noto le Forze democratiche siriane - sono rientrate nelle loro case nel quartiere orientale di Al Meshleb, il primo ad essere bonificato. Le altre zone dell’ex capitale del sedicente Stato islamico, un tempo abitata da oltre mezzo di milione di persone, sono invece ancora circondate da ordigni e da cumuli di macerie. L'inviato dell'Onu in Siria, Staffan de Mistura, ha sottolineato che la priorità è quella di consentire ai tantissimi rifugiati siriani di poter tornare, in sicurezza, nelle loro città. Staffan De Mistura ha anche ricordato che il conflitto siriano “è la più grave crisi umanitaria dal dopoguerra: 12 nazioni coinvolte, 98 gruppi armati, 400 mila morti, 1 milione di feriti, 5 milioni di rifugiati, 7 di sfollati”.

Acs: non lasciamo soli i siriani
Dopo questo drammatico conflitto, per la Siria si apre ora una nuova pagina. Il direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre Italia, Alessandro Monteduro, sottolinea in particolare che “poco più di un anno fa sembrava veramente impossibile immaginare la liberazione di Raqqa”. “In questa città - ricorda - trovavano rifugio quei fondamentalisti che fuggivano dagli altri territori liberati”. Raqqa – spiega Monteduro – “è una città polverizzata, disastrata, distrutta”. “Tuttavia il fatto che dei siriani vi stiano tornando è un fatto da salutare con speranza”. “In questo momento – sottolinea il direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre Italia - non bisogna lasciarli soli e dargli ogni tipo di supporto necessario attraverso le Chiese locali”.

Ascolta e scarica l’intervista integrale con Alessandro Monteduro: