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Alle Caritas uva fresca donata dal Papa: provvidenza ricca ma non inconsueta

 - ANSA

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di Gabriella Ceraso

"E' stata una provvidenza ricca e insolita, ma non inconsueta". Così Alberto Colaiacomo dell'Ufficio comunicazione della Caritas di Roma ha spiegato la sorpresa di tutti nel vedere arrivare ieri sera un dono speciale dal Papa, un camion carico di uva fresca destinata agli Empori della solidarietà, coordinati dai centri parrocchiali e dalle Caritas di Roma in aiuto a 1600 famiglie in difficoltà.

"E' un'abitudine di lunga data quella dei Pontefici di condividere con i poveri beni di ogni genere" spiega Alberto Colaiacomo, ma "questa consegna è particolarmente gradita perchè è raro trovare frutta fresca per le nostre famiglie; noi riusciamo soprattutto a distribuire prodotti a lunga conservazione". Questa volta andrà diversamente anche perchè, essendo prodotti freschi, devono essere consumati presto e allora, spiega Colaiacomo, "la provvidenza circolerà e la condivideremo anche con i centri di accoglienza per i rifugiati e con le case famiglie".  Gli Empori rientrano in tutta una rete di aiuto a chi è più bisognoso organizzata nella capitale che conta anche sulle raccolte svolte dai volontari nei supermercati: le famiglie negli Empori, spiega la Caritas, possono fare spesa gratuitamente di tutto quanto loro occorre e non solo prodotti alimentari. Sono famiglie individuate dai Centri di ascolto del territorio, non in condizioni di povertà estrema, ma in difficoltà nell'arrivare a fine mese, nel pagare le bollette o le rate delle scuole".

Nelle parole di Colaiacomo c'è tutta la gioia dell'attesa per la Giornata dei Poveri del prossimo 19 novembre e l'importanza della scelta del Papa non solo di una Giornata specifica a loro dedicata, ma del coinvolgimento delle famiglie nelle singole parrocchie: "in questo modo", afferma, "ciascuno e non solo il parroco, potrà rendersi conto personalemente di coloro ai quali giunge l'aiuto della comunità e partecipare insieme alla celebrazione eucaristica".

Ascolta e scarica l'intervista a Alberto Colaiacomo