Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Chiesa \ Dialogo interreligioso

Grande Imam di al-Azhar: dopo incontro con Papa, a colloquio con Riccardi

Il Grande Imam di al-Azhar con il Papa in Vaticano

Il Grande Imam di al-Azhar con il Papa in Vaticano

di Roberta Gisotti

“Oriente e Occidente: dialoghi di Civiltà”: a confrontarsi ieri a Roma il Grande Imam di al-Azhar, Ahmed Muhammad al-Tayyib ed lo storico Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. L’incontro il terzo di una serie, avviata tre anni fa, che ha fatto tappa prima a Firenze nel 2015 e poi a Parigi nel 2016, ha sviluppato il tema: “Un secolo: dalla fine degli imperi alla globalizzazione”.  La conferenza internazionale, ospitata nel Palazzo della Cancelleria, ha proposto dopo gli interventi dei due relatori anche una Tavola rotonda su “Religioni e Stati nazionali”, cui hanno partecipato Pierangelo Sequeri, della Pontificia Accademia per la Vita, Abdelrahman Siwar El-Zahab, presidente emerito del Sudan. Oliver Roy, orientalista e politologo, francese e Ali Elcharif Mohamad Elamine, intellettuale sciita, libanese. A tirare le fila di questo incontro, è Andrea Trentini della Comunità di Sant’Egidio, promotrice di questa iniziativa insieme all’Università di al- Azhar, de Il Cairo, in tempi tanto difficili per il dialogo tra Oriente ed Occidente, specie tra Islam e Cristianesimo.

R. - Il bilancio è sicuramente positivo anche per il coinvolgimento diretto di una grande istituzione come al-Azhar e del suo Grande Imam, che rappresenta una delle massime autorità dell’Islam sunnita ma ci tengo a sottolineare che non è solo un dialogo islamo-cristiano: sono due civiltà, due mondi che devono riscoprire un linguaggio con cui intendersi perché, come diceva Andrea Riccardi nella relazione, la questione de ‘l’altro’ è la grande questione del XXI secolo.

D. - In particolare che cosa ha colpito dell’intervento del Grande Imam di al Azhar?

R. - Io credo che la bellezza di questo incontro sia stata la sincerità, l’apertura e lo sforzo di incontrarsi di ambo le parti. Il Grande Imam di Al-Azhar reduce da un incontro con Sua Santità ci ha tenuto a sottolineare, in apertura, che aveva incontrato il Papa ed aveva riscoperto in lui un uomo raro - ha detto - inondato di amore e di responsabilità, prezioso per questo mondo. Oltre a questo c’è da dire che il Grande Imam ha parlato con preoccupazione ma anche con ottimismo della sfida di questo dialogo e di questo diritto di dire ‘no’ alle guerre di religione, che è una sua profonda convinzione, come è emerso dal suo desiderio di ripetere questi incontri e da questo sforzo di dialogo e di apertura, che ha trovato in questi eventi organizzati con la Comunità di Sant’Egidio un momento distintivo e un tratto originale di dialogo anche personale, al di là delle barriere, delle abitudini, di alcuni formalismi un po’ paludati.

D.  – Nella pubblica opinione occidentale c’è spesso un pregiudizio, fondato o meno, che l’islam nel suo insieme non abbia fatto il necessario sforzo di aggiornamento ai tempi moderni e che anche non faccia una denuncia troppo marcata contro il fondamentalismo religioso. Sicuramente questi temi vanno ad influenzare il dialogo…

R. – Il prof. Riccardi sottolineava - come già nel titolo dell’incontro - che si parla di un secolo dalla fine degli imperi, cioè di un mondo che è cambiato. In questo senso noi abbiamo quelli che sono stati definiti, durante la relazione, i ‘nipotini’ del politologo Samuel Huntington, quelli che spingono allo scontro ma anche abbiamo una realtà di globalizzazione che incide fortemente sull’aspetto identitario. Olivier Roy lo ha spiegato molto bene durante la conferenza: questo processo di deculturazione, di globalizzazione senza radici, aiuta il fondamentalismo che si allontana, che sceglie una religione - ma questo può valere anche per altre ideologie, anche in occidente - privo di radici e quindi privo di questa caratteristica di incontro. Quindi forse l’elemento fondante che va capito meglio è che il fondamentalismo, il terrorismo che si definisce islamico, in realtà, recupera una bandiera con cui porta avanti alcune istanze e alcune idee di violenza, di nichilismo giovanile e che proprio nella perdita dell’identità religiosa e culturale trova un terreno fertile. Questa è la tesi di Olivier Roy, che è stata esposta anche precedentemente e credo vada presa seriamente in considerazione prima di formulare condanne o pareri affrettati.

D. – Non crede che questo tipo di incontri dovrebbero avere una maggiore visibilità per la pubblica opinione per incoraggiare un dialogo, che si può fare?

R. – Senz’altro io ne sono fermamente convinto e la comunità di sant’Egidio da più di 30 anni porta avanti una realtà di incontro a livello interculturale e interreligioso. Però credo che sia fondamentale per la pubblica opinione fare un passo in più e diventare in qualche misura attori di questi incontri, perché oggi, in un mondo globalizzato, parlare di Islam non è una questione riservata agli orientalisti ma è la vita quotidiana di chi ha un vicino o un conoscente o anche un collega di lavoro, che viene da una tradizione culturale e religiosa diversa. Allora, questa costruzione di ponti è un impegno che non necessita solo di specialisti ma soprattutto di attori che abbiano in prima persona l’interesse e il gusto di incontrare l’altro.

D. – Questo non solo da parte occidentale e cristiana ma anche da parte orientale e islamica…

R. – E’ per questo che sottolineavo l’originalità del Grande Imam che ha mostrato e sta mostrando questo gusto di incontrare gli altri e capirli meglio. Però io credo che non dobbiamo aspettare per chi debba fare il primo passo, il primo passo è di chi si vuole assumere la responsabilità e anche il gusto e il piacere di scoprire l’altro e poi è un cammino che si fa insieme.

Ascolta e scarica l'intervista con Andrea Trentini