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Vescovi Usa: più severità su vendita di armi per fermare stragi

Croci con i nomi delle vittime della strage nella chiesa battista in Texas - AFP

Croci con i nomi delle vittime della strage nella chiesa battista in Texas - AFP

Il recente attacco alla chiesa battista di Southerland Springs, in Texas, che domenica scorsa è costato la vita a 26 persone, come pure l’ancora più sanguinosa strage compiuta solo poco più di un mese fa a Las Vegas, che ha fatto registrare ben 59 vittime, tornano a sollecitare l’apertura negli Stati Uniti di un vero dibattito sulla violenza e in particolare sull’uso e la libertà di vendita delle armi da fuoco

È quanto sostengono, come riporta L'Osservatore Romano, i vescovi cattolici degli Stati Uniti che sul loro sito in rete hanno pubblicato una dichiarazione del vescovo di Venice, mons. Frank J. Dewane, presidente della Commissione per la giustizia e lo sviluppo umano, in cui appunto si esortano i leader politici nazionali ad aprire una discussione seria e approfondita su un tema, quello della violenza e delle armi, che appare quanto mai urgente.

Da tempo la Chiesa cattolica statunitense chiede di vietare o quanto meno di regolamentare in maniera decisamente più restrittiva la vendita delle armi da fuoco. «Per molti anni — ricorda mons. Dewane — i vescovi cattolici degli Stati Uniti hanno sollecitato i nostri leader a esplorare e adottare politiche ragionevoli per contribuire a limitare la violenza delle armi». E gli «eventi recenti e scioccanti di Las Vegas e di Southerland Springs ricordano quanti danni possono essere causati dalle armi». Certamente, osserva il presule, una questione così complessa non può essere risolta soltanto con l’adozione di misure legislative. Tuttavia, aggiunge, «i nostri leader devono impegnarsi in un vero dibattito sulle misure necessarie per salvare vite e rendere le comunità più sicure». Da parte sua, conclude Dewane, «la Conferenza episcopale continua a sollecitare un divieto totale».