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Beati a Madrid 60 martiri della guerra civile spagnola

I martiri della guerra civile spagnola - RV

I martiri della guerra civile spagnola - RV

di Roberta Barbi

“È un prete, non ti basta come motivo?”. Questa era la risposta che davano le pattuglie marxiste quando uccidevano un sacerdote, solo una delle tante vittime del periodo buio della persecuzione religiosa in Spagna. Erano gli anni Trenta del Novecento, il contesto quel conflitto passato alla storia come guerra civile spagnola che tra il 1936 e il 1939 uccise centinaia non solo di religiosi, ma anche di suore e laici, colpevoli solo di essere cattolici. Questa mattina a Madrid ne sono stati beatificati altri 60, provenienti dalle diocesi di Barcellona, Gerona, Valencia e Cartagena. In rappresentanza del Papa c’era il cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi che rievoca così il clima di quegli anni:

“Dalla documentazione e dalle testimonianze risulta che l’unico motivo della loro uccisione era il fatto di essere cattolici. In quegli anni, perduta l’idea di fraternità e di rispetto delle idee e della vita altrui, in molte regioni spagnole regnarono il sopruso e l’arbitrio più assoluto, con l’unico obiettivo di annientare la Chiesa cattolica”.

Tra questi nuovi beati, sono molte le figure interessanti, come quella del lazzarista padre Vicente Querault, sacerdote colto, ottimo oratore e gran benefattore. Una vocazione maturata in gioventù, quando era uno dei ragazzi ospiti dell’orfanotrofio delle Figlie della Carità a Barcellona e poi una vita dedicata agli esercizi spirituali, all’associazionismo cattolico giovanile e alla missione popolare che lo condusse fino a Palma di Maiorca. Dopo la sua fucilazione fu seppellito in una fossa comune; i suoi resti mai ritrovati. Aveva appena 19 anni il valenciano Rafael Lluch Garín, appartenente a una famiglia dell’alta borghesia che gli offrì una profonda educazione cattolica. Allegro, intelligente, di fisico atletico e sensibilità artistica, portava sempre con sé un’immagine della Vergine. Quando iniziarono le persecuzioni e si avvertì il pericolo di essere trovati con addosso simboli religiosi, disse: “Mi toglieranno prima la vita, di mia Madre”. In queste poche parole è racchiuso tutto il significato del martirio, che il cardinale Amato evidenzia spiegando il perché la Chiesa tiene molto a queste beatificazioni:

“La Chiesa volentieri celebra questi eventi per un duplice scopo: invitare i fedeli a rimanere saldi nella fede ed esortare tutti a evitare il terrore di quegli anni oscuri, che coprirono la terra di Spagna del sangue di persone innocenti e inermi. La beatificazione è un'occasione per magnificare la forza del bene, che vince sul male”.

Del secondo gruppo di martiri beatificati oggi, invece, fanno parte due confratelli di Madrid. Manuel Trachiner Montaňana è la prima vittima delle persecuzioni di quegli anni nella Famiglia Vincenziana: di buon carattere e di fede profonda per la sua giovane età – 21 anni - era un esempio per tutti i novizi come Vicente Cecilia Gallardo, 20 anni, che fu ucciso con lui. Entrato nella congregazione un anno prima, non aveva ancora preso i voti. Entrambi viaggiavano sotto le mentite spoglie di falegnami, ma in valigia, assieme agli abiti, nascondevano un crocifisso. Bastò questo per decretarne la sentenza di morte. Sapeva di dover morire e sentiva che Dio lo chiamava a sé come martire, Roque Catalán Domingo, che prima di parire per il convento della Sacra Famiglia di Hortaleza disse ai suoi confratelli: “Se non torno non vi preoccupate per me, ma cantate un Tedeum di ringraziamento al Signore, perché mi avranno martirizzato e sarò con Lui in Cielo”. Un messaggio forte di eroismo cristiano, di fede salda che annienta la paura e sconfigge la crudeltà gratuita contro gli innocenti. Sempre è così la fede dei martiri che il porporato, in conclusione, invita a non smettere di imitare per evitare che l’odio torni a portare la morte tra i fratelli:  

Siamo invitati tutti a celebrare e imitare i martiri, attingendo al loro esempio fede, speranza e coraggio per nutrire efficacemente la nostra esistenza quotidiana. Siamo anche invitati a pregare per i loro carnefici, donando anche noi — come fecero i Beati Martiri — il dono prezioso del nostro perdono”.

Scarica e ascolta il podcast del servizio: