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Card. Turkson: sviluppo possibile solo con il disarmo integrale

Dal Vaticano l'appello a bandire le armi nucleari - AP

Dal Vaticano l'appello a bandire le armi nucleari - AP

di Marco Guerra 

“Prospettive per un mondo libero dalle armi nucleari e per il disarmo integrale”, è il tema del documento che contiene le conclusioni preliminari della Conferenza sul disarmo nucleare, promossa dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. L'evento, svoltosi in Vaticano venerdì 10 e sabato 11 novembre con la partecipazione di leader religiosi e politici, Premi Nobel e rappresentanti della società civile e delle organizzazioni internazionali, si è chiuso con l’intervento del cardinale Peter Turkson, prefetto del Dicastero vaticano, che ha letto le conclusioni con cui sono state messe nero su bianco tutte le riflessioni e tracciate le linee del futuro impegno per il disarmo, lo sviluppo e la pace.

L’architrave del documento è infatti il collegamento tra disarmo integrale e sviluppo integrale. A tal proposito si fa più volte riferimento al magistero del Papa Francesco, che ha ricordato ripetutamente che "tutto è collegato". Da questo principio derivano tutta una serie di riflessioni e di priorità di intervento che sono elencate dal cardinale Turkson. Anzitutto viene ribadita la condanna all’uso e al possesso di armi nucleari, poiché “sono strumenti indiscriminati e sproporzionati di guerra”, e vengono ricordati i gravi riflessi negativi per l'atmosfera e gli oceani che derivano dai test di questi armamenti.

Il testo spiega poi che la deterrenza nucleare non è adeguata a rispondere alle crisi e alle sfide di un mondo multipolare; la dissuasione nucleare non riesce dunque a far fronte alle principali minacce alla pace e alla sicurezza come ad esempio il terrorismo, i conflitti asimmetrici, i problemi ambientali, la povertà. La deterrenza nucleare non crea una pace stabile, sottolinea ancora il documento citando Papa Francesco: "Le armi di distruzione di massa, in particolare le armi nucleari, non creano altro che un falso senso di sicurezza". Inoltre creano una cultura di "intimidazione reciproca" nel sistema internazionale.

Per gli stessi motivi viene criticata la spesa sulle armi nucleari che “spreca risorse necessarie per affrontare le cause principali dei conflitti e promuovere lo sviluppo e la pace”. Seguendo sempre il cuore dei ragionamenti che hanno guidato i lavori degli esperti, il prefetto del Dicastero dello Sviluppo Umano Integrale ribadisce che “la pace è costruita sulla base della giustizia” e che “il disarmo nucleare è un problema globale, che richiede una risposta globale”. Come ha scritto Papa Francesco, si afferma ancora nelle conclusioni che "la crescente interdipendenza e la globalizzazione comportano che ogni risposta alla minaccia delle armi nucleari deve essere collettiva e concertata, fondata sulla fiducia reciproca".

L’impegno per il disarmo è quindi al tempo stesso “un'esigenza urgente immediata e un processo a lungo termine”, e il tutto è connesso "nell'ottica di un'ecologia integrale” come indicato nell’Enciclica Laudato si'.  A questo scopo “il dialogo è essenziale”, dialogo che “deve essere inclusivo, coinvolgendo gli Stati nucleari e non nucleari e coinvolgendo la società civile, le organizzazioni internazionali, i governi e le comunità religiose”. In particolare “la Chiesa cattolica si impegna a promuovere questo dialogo a tutti i livelli”. Nel documento conclusivo della Conferenza si invitano infine tutti gli Stati che non lo hanno ancora fatto a prendere in considerazione la firma e la ratifica del Trattato sul divieto delle armi nucleari. Il documento offre dunque delle linee guida che non rappresentano "la fine della conversazione” ma piuttosto “l'inizio del dialogo e dell'azione futuri”.

 

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