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Card. Parolin: conferenza episcopale Usa voce profetica nel Paese

Il card. Pietro Parolin - ANSA

Il card. Pietro Parolin - ANSA

di Lisa Zengarini

Fare intendere la voce della Chiesa negli Stati Uniti su temi come le migrazioni, la famiglia, la difesa della vita e la sanità garantita ai meno abbienti, ma anche “nei processi internazionali di dialogo e peacemaking”, accompagnando i fedeli lungo i “sentieri della vita e della storia”. È l’esortazione rivolta il 12 novembre ai vescovi degli Stati Uniti dal cardinale Pietro Parolin durante la Messa per il centenario della Conferenza episcopale (United States Catholic Bishops Conference – Usccb) fondata nel 1917. I presuli sono riuniti in questi giorni a Baltimora per la loro sessione autunnale incentrata sul centenario.

Nell’omelia, in cui ha trasmesso ai vescovi americani gli auguri di Papa Francesco, il Segretario di Stato ha ricordato la storia della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, nata “come una risposta saggia e ispirata dallo Spirito Santo all’immensa sofferenza umana e al massiccio dislocamento di popolazioni provocati dalla Prima Guerra Mondiale”: “I vescovi americani – ha detto - crearono il Consiglio nazionale cattolico per la Guerra non da ultimo per assistere al ricollocamento di tante famiglie obbligate a lasciare le loro case e a venire nel Nuovo Mondo in cerca di sicurezza e di una vita migliore. In circostanze molto diverse oggi – ha proseguito - quella missione rimane provvidenziale, mentre la Chiesa nel vostro Paese cerca di portare non solo assistenza materiale, ma anche il balsamo spirituale della guarigione, del conforto e della speranza alle nuove ondate di migranti e rifugiati che bussano alla porta dell’America”.

“Nel suo conseguente sviluppo - ha sottolineato ancora il card. Parolin - la vostra assemblea, senza mai esitare in quell’impegno di carità cristiana, ha dimostrato di essere un mezzo efficace di coordinamento dell’azione pastorale e della testimonianza evangelica della Chiesa in America”. Una carità praticata dalla comunità cattolica statunitense “nella vasta rete delle sue parrocchie e delle sue istituzioni educative, sanitarie e caritatevoli”.

Il porporato ha poi voluto ricordare “i contributi responsabili” dati dalla Usccb alla discussione su importanti questioni sociali e dibattiti politici, “soprattutto quando essi coinvolgono la difesa dei valori morali e i diritti dei poveri, degli anziani, dei vulnerabili e di chi che non ha voce”. In particolare si è soffermato sull’”eccezionale testimonianza” data dalla Chiesa nel Paese in difesa del diritto alla vita dei non nati, ma anche, in tempi più recenti, nei suoi sforzi per assicurare la dovuta protezione della famiglia e a sostegno di un sistema sanitario accessibile: “Lo avete fatto non solo confrontandovi in dibattiti politici nel vostro Paese, ma anche assistendo processi internazionali di dialogo e peacemaking, e fornendo un aiuto umanitario molto necessario a popoli colpiti dalla guerra e dai conflitti civili”

Quindi, in conclusione, l’auspicio che i vescovi degli Stati Uniti possano continuare ad esercitare il loro “compito profetico nel portare il balsamo della misericordia alle discussioni che troppo spesso si rifugiano nelle politiche e nelle statistiche, ignorando i volti e i bisogni delle persone reali”.

La giornata celebrativa del 12 novembre si è conclusa con una cena alla quale è intervenuto nuovamente il card. Parolin, che nel suo breve saluto ha sottolineato come l’istituzione della Conferenza episcopale degli Stati Uniti un secolo fa sia stata  ”profetica” e un esempio per gli episcopati tutto il mondo.