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America Latina: memoria, coraggio e speranza nel libro di Carriquiry

Papa Francesco a S.Pietro durante la festa della Madonna di Guadalupe

Papa Francesco a S.Pietro durante la festa della Madonna di Guadalupe

di Michele Raviart

L’incerto cammino dell’indipendenza dei Paesi dell’America Latina, “con i suoi progressi e i suoi regressi, sempre minacciato da diversi tipi di colonialismo, ancora non si è concluso”. Così Papa Francesco fa il punto sulla situazione del Sudamerica a due secoli dall’indipendenza, nell’introduzione alla nuova edizione del volume “Memoria, coraje y esperanza” del vicesegretario della Pontificia Commissione per l’America Latina Guzman Carriquiry Lecour. La prima edizione del 2011, che vedeva il contributo dell’allora arcivescovo di Buenos Aires Jorge Mario Bergoglio, è stata quindi aggiornata alla luce del magistero del primo Papa Sudamericano. Se allora infatti l’America Latina “stava concludendo un ciclo di forte crescita economica in condizioni internazionali favorevoli”, scrive ancora il Pontefice, “una lunga ondata di depressione provocata dalla crisi economica mondiale, unita a catene di corruzione e violenze, ha segnato una transizione fino al momento attuale, in cui l’America latina sembra vivere nell’angoscia e nell’incertezza”.

Spiega l’autore: “Io parlo del bisogno di una seconda indipendenza, che non sarà possibile se non c’è nell’America Latina una crescita economica autosostenuta; se non c’è il superamento degli abissi, delle disuguaglianze che ci sono; se la società latinoamericana non riesce a riarticolarsi intorno ai legami familiari e sociali; se non c’è una maggiore cura della casa comune; se non si sviluppa in modo più intenso e intelligente l’integrazione del continente; se l’America Latina non si pone con maggiore chiarezza, quali sono i suoi interessi, i suoi ideali nel concerto mondiale”.

Un concetto ribadito anche dal cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin: “La grande sfida dell’America Latina rimane quella del superamento delle disuguaglianze sociali”, afferma, “è il grande problema che si è portata dietro dall’indipendenza e che non si è ancora risolto. E’ necessario quindi costruire una società inclusiva dove tutti possano godere degli stessi diritti e sentirsi cittadini a pieno titolo per dare il loro contributo alla costruzione della patria “chica”, come dicono, ma anche della patria “grande”, che è tutto il continente.

L’obiettivo della Santa Sede è quello di promuovere attraverso il dialogo uno sviluppo sostenibile per il continente sudamericano, che vede nelle violenze in Venezuela, nei difficili tentativi di pace in Colombia e nello scandalo corruzione in Brasile alcune delle crisi più gravi attualmente in corso. “Noi siamo sempre disponibili ad aiutare al dialogo perché siamo convinti che il dialogo serio, fatto in buona fede e con la volontà di risolvere effettivamente i problemi, sia l’unica strada degna della persona e degna dei popoli”, dice Parolin, “attualmente l’aiuto era stato dato per il Venezuela, poi la fase del dialogo si è fermata e quindi anche noi siamo usciti, sperando che si possa trovare qualche soluzione perché il Paese non sta andando bene, soprattutto dal punto di vista economico”.

Un ruolo decisivo per l’identità del Paese è stato quello del “cattolicesimo popolare”, ha spiegato il card. Parolin, nato con l’apparizione di Nostra Signora di Guadalupe in Messico nel 1531 e culminata con l’elezione a vescovo di Roma di Papa Francesco. “Credo che sia un riconoscimento del cammino fatto dal cristianesimo e dalla Chiesa in America Latina”, continua il porporato, “che un figlio di quella terra abbia potuto diventare il pastore della Chiesa universale significa riconoscere che questa Chiesa ha raggiunto una maturità in questo senso. Ed, evidentemente, per quanto riguarda il superamento delle disuguaglianze, io credo che tutto l’insegnamento di Papa Francesco vada in questo senso, proprio per eliminare la miseria, dare a ciascuno gli elementi fondamentali per vivere e creare le condizioni perché ognuno possa vivere in dignità e possa vivere anche a sua volta per contribuire al bene comune. Quindi credo che nel magistero di Papa Francesco si possa trovare una ricchissima serie di indicazioni, anche concrete, che possono essere utilizzate in questa lotta che continua anche dopo l’indipendenza e che dovrebbe costituire la nuova fase dell’indipendenza”.

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