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Rv e new media, un ruolo di guida per le emittenti cattoliche


Intervento di Monsignor, Peter Bryan Wells, Assessore per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, in occasione della Conferenza di presentazione delle attività celebrative per l’80° della Radio Vaticana, svoltasi presso i Musei Vaticani nel pomeriggio di giovedì 10 febbraio 2011:

Eminenza Reverendissima, Eccellenze Reverendissime,
Reverendo Padre Direttore Generale,
Sacerdoti, Collaboratori e Amici tutti della Radio Vaticana

Sono onorato di rappresentare oggi la Segreteria di Stato, alla commemorazione dell’ottantesimo anniversario di fondazione della Radio Vaticana che iniziò il suo servizio di annunciatrice della Parola di Dio, dell’insegnamento del Santo Padre e del Magistero autentico della Chiesa nel 1931, una lieta coincidenza con il centocinquantesimo anniversario di nascita de L’Osservatore Romano.

Non vi nascondo una certa emozione e persino un certo timore nel parlare con voi oggi non solo perché la relazione fra la Radio Vaticana e la Segreteria di Stato è costitutiva – come recita lo Statuto dell’Emittente: la «Radio Vaticana per il contenuto programmatico, dottrinale e informativo, fa capo alla Segreteria di Stato [… che] esercita la vigilanza sull’Emittente, la quale è tenuta a seguire con cura le direttive che gli sono impartite» (art. 2.1 dello Statuto della Radio Vaticana del 1° settembre 1995) – ma anche perché, come indica lo stesso Statuto, il grande pubblico associa con facilità ai contenuti elaborati da Radio Vaticana un carattere di autorevolezza ed è quindi necessario assicurarne la «piena sintonia con il Magistero e con l’attività della Sede Apostolica» (art. 2.2 dello Statuto della Radio Vaticana del 1° settembre 1995). Proprio per questo, mi rendo conto di quanto esaltante ed impegnativo sia stato il compito finora svolto dall’Emittente. Sono quindi indubbiamente giustificate e liete le celebrazioni degli importanti traguardi raggiunti in ottant’anni di attività.

Permettete che mi associ ad esse, proponendo una breve riflessione incentrata più sulle sfide del futuro, forti dei successi del passato, affinché questi ultimi non vivano solo nella nostra memoria, ma siano di stimolo sul cammino che si apre davanti a noi.

Siamo tutti consapevoli che nel mondo dei media di oggi è in corso una vera e propria rivoluzione. Come ha recentemente sottolineato il Santo Padre nel Suo Messaggio per la 45^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali (24 gennaio 2011): «Le nuove tecnologie non stanno cambiando solo il modo di comunicare, ma la comunicazione in se stessa […]; si è di fronte ad una vasta trasformazione culturale […], sta nascendo un nuovo modo di apprendere e di pensare, con inedite opportunità di stabilire relazioni e di costruire comunione».

Questo sconvolgimento, tanto tecnico come culturale, coinvolge direttamente l’emittenza radiofonica sia per quanto riguarda gli aspetti tecnologici, sia per quanto concerne quelli contenutistici. I media classici, fra cui la radio, non possono più ignorare la potenza e pervasività dei new media.

Si pensi che un recente studio ha identificato una sindrome di assuefazione al telefono cellulare (mobile addiction) che, da quando sono apparsi gli smart phones, può raggiungere livelli così alti da arrivare ad imporre a chi ne soffre di rinunciare al cibo piuttosto che separarsi dallo strumento che gli permette di ricevere e inviare SMS e chiamate (cfr. http://www.digitaltrends.com/mobile/top-10-signs-of-cell-phone-addiction/). Si consideri poi che rilevamenti della Nielsen nei Paesi occidentali mostrano come fra il pubblico di meno di 35 anni, le ore passate a navigare in internet superano di gran lunga quelle spese davanti ad un televisore (cfr. http://www.nielsen.com/us/en/insights/press-room/2008/nielsen_reports_tv.html).

Si può rilevare, inoltre, come anche nella sfera pubblica i new media hanno catalizzato fenomeni sociali di massa come la “Manifestation de la Honte” in Belgio e la “Révolution de Jasmin” in Tunisia.

Questi avvenimenti indicano che i servizi di emittenza radiofonica non possono non prendere in considerazione l’emergere di una serie di altri strumenti tecnologici, dal Podcast all’I-Pad, dai Social Networks come Facebook all’Instant Messaging come Twitter. I nuovi mezzi di comunicazione vanno considerati come interlocutori e non come concorrenti. La radio guardi ai new media come un’opportunità e non come una minaccia. Qui sta lo spirito di «convergenza» fra i media indicato dal Santo Padre nel Discorso ai Dirigenti e Dipendenti del Centro Televisivo Vaticano, il 18 dicembre 2008.

Commentando come i confini fra le competenze dei vari media si stessero sfumando e come al contempo le loro sinergie andassero aumentando, Benedetto XVI così si esprimeva: «Oggi Internet chiama a una integrazione sempre crescente della comunicazione scritta, sonora e visiva, e sfida quindi ad allargare e intensificare le forme di collaborazione fra i media che sono al servizio della Santa Sede». Per riuscire in tale scopo sarà necessario to think outside the box: pensare al di fuori degli schemi. Non vedere la radio, la televisione, internet, i giornali come mezzi a sé stanti, con competenze delineate, ma vederli come dei cerchi da intersecare, da congiungere.

Per Radio Vaticana tale convergenza avrà un primo effetto benefico: quello sul piano economico. L’uso di nuove tecnologie, infatti, permette una massimizzazione dei rendimenti. Sono cosciente di quanto difficile sia parlare di questi temi e sono altresì ben consapevole di quanto Radio Vaticana sia riuscita a fare, rispetto alle concorrenti pubbliche e private.

La Radio Vaticana certamente si inserisce nel contesto di un processo di informazione integrata che prevede i new media e tutte le possibilità che offrono. I nuovi mezzi di comunicazione, intelligentemente impiegati e sapientemente integrati con le strutture esistenti, possono essere importanti veicoli per la trasmissione del messaggio della radio, assicurando ampissima diffusione a costi estremamente contenuti. Si pensi soltanto a come gli hub o il web streaming permettano, a costi molto più misurati, una assai più rapida e sicuramente più capillare distribuzione dell’informazione. La ragione principale che deve spingere Radio Vaticana ad abbracciare nuovi mezzi e tecnologie di diffusione non va tuttavia trovata, né esclusivamente né principalmente, nell’efficienza economica che essi promettono.

Il fenomeno di convergenza dei media classici con i new media – specificamente, ma non unicamente, la confluenza fra la radio e internet – va considerata come l’inevitabile trasformazione che darà alla luce un nuovo ruolo specifico del servizio radiofonico, nel contesto di un sistema informativo totalmente trasformato.

Non si tratta di togliere alla radio la propria funzione di raggiungere quanti si servono di questo mezzo, quanto di renderla attraverso i new media capace di rispondere alle attese degli ascoltatori sempre più sensibili all’informazione. Penso che un nuovo concetto di radio stia nascendo e scaturisca da tre considerazioni. La prima è che la radio è un mezzo più flessibile rispetto agli altri e può trovare piattaforme mediali di distribuzione molto facilmente. La seconda è che la radio è un medium pervasivo ma non invasivo, poiché la voce, contrariamente all’immagine, circonda l’ascoltatore e lo immerge in un ambiente sonoro lasciandogli il suo spazio. Il terzo è che la radio è un media di relazione e di intimità, un luogo per l’interiorità, la responsabilità, e non l’esteriorità e l’apparenza, che invece le immagini veicolano.

La convergenza fra la radio e i new media non snaturerà l’essenza della comunicazione radiofonica, ma la potenzierà. Nel caso specifico della Radio Vaticana, la convergenza con i nuovi media comprenderà due processi complementari. Il primo processo riguarda l’armonizzazione del lavoro della Radio Vaticana con gli altri mezzi di comunicazione vaticani. Il secondo processo concerne i rapporti dell’ente radiofonico della Santa Sede con le altre radio cattoliche nel mondo.

Il primo processo è già stato intrapreso con determinazione dai media vaticani: ne sono prova le aeree di collaborazione fra il Centro Televisivo Vaticano, il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e la stessa Radio Vaticana. Ma questi sviluppi sono solo delle prime tappe di un fenomeno più globale e più esteso che doti la Santa Sede di una presenza stabile nel mondo dei new media.

Il secondo processo è ancora più specifico: Radio Vaticana ricopre il ruolo di esempio, di faro, di guida per tutte le altre emittenti radiofoniche cattoliche. L’uso di nuovi strumenti tecnologici potrà quindi assicurare che Radio Vaticana sia una fornitrice di idee e di servizi alle sue consorelle e al tempo stesso, sia uno strumento grazie al quale i servizi delle radio cattoliche locali possano essere condivisi a livelli globali. Per riuscire in questa difficile sfida bisognerà continuare nella direzione – già da tempo intrapresa - di un nuovo rapporto organico della Radio Vaticana con le radio cattoliche nel mondo, un rapporto che oggi è possibile appunto grazie alle nuove tecnologie.

La natura di tale nuovo rapporto trova la propria radice nel ruolo specifico affidato alla Radio Vaticana, quello di essere una parte integrante degli strumenti a disposizione della Santa Sede per l’evangelizzazione. Come spiegava il Santo Padre nel Suo Discorso ai partecipanti al Congresso Internazionale per i responsabili delle radio cattoliche il 20 giugno 2008: «A causa del suo legame con la parola, la radio partecipa alla missione della Chiesa e alla sua visibilità, ma al contempo genera un nuovo modo di vivere, di essere e di fare la Chiesa».

Essendo la Chiesa per sua natura universale, Radio Vaticana ha quindi una missione universale. Essa risuona in più di quaranta lingue e si propone come strumento per eccellenza per dialogare con culture e religioni diverse. Proprio per questo, a voi, operatori della Radio Vaticana, è richiesto un aggiornamento continuo: tecnico, professionale e culturale.

E proprio per questo, i nuovi strumenti di comunicazione possono esservi particolarmente utili, in quanto in essi si trova la chiave per il raggiungimento di una vera globalità. Penso alla capacità di raggiungere con una notizia o un’idea milioni di persone direttamente sul proprio telefono cellulare, o alla capacità di assicurare un messaggio in tempo reale a quanti vivono in zone di guerra o sotto i regimi più duri.

Evangelizzare significa anche affrontare le difficoltà alle quali è soggetta la Chiesa. Radio Vaticana deve essere la voce della Chiesa per contrastare quelli che affermano che la Chiesa non è capace di rinnovarsi al suo interno, dimostrando invece la indefessa volontà di purificazione manifestata dal Suo Supremo Pastore. Radio Vaticana deve essere la voce che promuove la libertà religiosa nel pianeta. Radio Vaticana deve essere la voce che chiama al dialogo e alla concordia in un mondo che fa sempre più ricorso all’odio e alla violenza per risolvere i conflitti.

Tutti noi qui presenti sappiamo che per riuscire a essere tale voce i new media sono assolutamente indispensabili. Oggi i lanci di agenzia, gli articoli di giornale e persino i talk show hanno lasciato spazio ai blogs, al buzz e al going viral. Una notizia ancora prima di raggiungere i media classici viene lavorata e modificata e nuovi meccanismi plasmano e influenzano l’opinione pubblica sin dal suo inizio, per poi renderla importante, planetaria o farla morire e scomparire.

Non basta più andare in onda, pubblicare, scrivere. Oggi bisogna essere presenti nei forum, aggiornare le web pages, per poter raggiungere un mondo sempre più affamato di notizie. In altre parole, non avere a propria diposizione nuovi mezzi tecnici o non sapere di strumenti all’avanguardia implica che il messaggio comunicato arrivi tardi, male e persino inutilmente.

Il Santo Padre nel succitato Messaggio per la 45^ Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, ci ha ricordato come i new media stanno «contribuendo allo sviluppo di nuove e più complesse forme di coscienza intellettuale e spirituale, di consapevolezza condivisa». È quindi indispensabile per Radio Vaticana continuare ad adattarsi a questi nuovi mezzi se vuole essere il motore di nuove forme di coscienza, di consapevolezza, in altre parole: di una nuova cultura.

A pensarci bene, lo sviluppo di una nuova cultura che si fonda su una relazionalità specifica è tipica della Chiesa. Non è forse la Chiesa cattolica ad essere stata il primo network sociale globale? Molto prima che i new media esistessero, il linguaggio liturgico, i valori cristiani, il modo di concepire l’uomo congiungevano i cattolici di tutto il mondo, qualsiasi fosse la loro cultura, lingua, età, razza o livello economico. La globalizzazione mediatica non può farci paura perché ne siamo stati noi i primi artefici.

Concludo pertanto il mio intervento a Voi che diffondete i messaggi del Santo Padre, ripetendo come augurio, spinta e nucleo della missione, il saluto che apre e chiude ogni vostro servizio e che nel mondo intero, come le note del Christus vincit, identifica la vostra, la nostra, emittente: Laudetur Jesus Christus.