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“Io, sediario pontificio”: in un libro il racconto di un antico servizio ai Papi


È stato presentato, ieri presso la Sala Marconi della nostra emittente, il libro di Massimo Sansolini “Io, sediario pontificio”, edito dalla Libreria Editrice Vaticana. Il volume, che fa seguito a un altro scritto dall’autore, a servizio del Papa dal 1964, si concentra in particolare sul lavoro svolto in occasione dei funerali di Giovanni Paolo II e sulle occasioni di incontro con i malati del Beato Karol Wojtyla e del suo successore Benedetto XVI. Il servizio di Roberta Barbi:RealAudioMP3

Emozioni, ricordi, piccoli attimi colti nell’immenso, frammenti di Pontificato filtrati attraverso il cuore. È un’opera intima e personale, ma che al tempo stesso racconta molto di atti e cerimonie secolari, quella di Massimo Sansolini, il sediario pontificio forse più noto, che presta servizio presso il Palazzo Apostolico da 48 anni. È uno sguardo interiore, il suo, incantato e partecipe, che sa tradursi in parole intense e partecipate, mentre racconta un’esperienza certamente unica e originale, per alcuni tratti simile a quella degli Apostoli nel Vangelo:

“Il Signore ha voluto che io - parlo di me, sediario pontificio - noi, vivessimo l’esperienza degli Apostoli. Ci sono stati momenti molto belli, ai quali io ripenso con tanta serenità. Me ne accorgo adesso: è come guardarsi in un caleidoscopio, qualcosa che è più ampio di quello che è sembrata la realtà in quel momento. Sull’eco del ‘noi’ usato dai Pontefici, anche un sediario, deve parlare con il ‘noi’; ma non per alterigia, ma perché Massimo Sansolini e anche tutti gli altri, nel grande onore di sostenere il Vicario di Cristo, siamo sempre stati in dodici. Noi sediari, come il Papa, moriamo in servizio”.

Da 34 anni i sediari non portano più la sedia gestatoria del Papa, ma hanno altri compiti. L’autore si sofferma su quello, triste e onorevole, del trasporto del feretro di Giovanni Paolo II dall’appartamento Pontificio in piazza San Pietro e poi nella Basilica Vaticana per le esequie. Ma oggi i sediari si occupano anche di accudire i malati che partecipano alle udienze generali: più di tutti sono accanto a questi fratelli provati nel corpo e nello spirito, che l’autore definisce “tutti Cristo, tutti piccoli vicari sofferenti”, ringraziando il Signore di avere la possibilità di dedicarsi a loro:

“Fortunatamente queste persone, in particolare, i malati danno una certezza che c’è l’amore, che c’è la bontà tra noi. E quando, alle volte, ho timore di essere eccessivo nel fare una carezza ad una di queste persone, anche adulta… qualsiasi altro vicino aspetta la carezza”.

Il ruolo del sediario pontificio ha alle spalle una grande tradizione: sono tra coloro più vicini al Papa, che vivono con il Pontefice quasi quotidianamente, come ricorda mons. Paolo De Nicolò, reggente della Casa Pontificia:

“Chi sono i sediari? Non c’è più la sedia gestatoria. Ma nonostante i sediari pontifici di numero e soprannumero, non portino più a spalla, non significa che non rimanga una specie di 'mistica della sedia'. I sediari pontifici hanno un contatto quotidiano con il Santo Padre. Questo stabilisce una specie di 'cognatio spiritualis', una sorta di parentela spirituale”.

Fedeltà al proprio dovere e un grande amore per l’istituzione del Papato, è ciò che emerge dal libro, capace, però, anche di suscitare nel lettore immagini, ricordi ed emozioni comuni, nonché di ravvivare la fede personale nel mistero pasquale di Cristo morto e Risorto, come non manca di sottolineare mons. Piero Marini, presidente del Comitato per i Congressi eucaristici internazionali:

“La lettura di questo libro ha suscitato in me tanti ricordi. A un anno dalla Beatificazione di Giovanni Paolo II, ho ancora negli occhi, la folla immensa di fedeli che partecipava, l’immagine di questo velo bianco che si alzava sull’immagine di Giovanni Paolo II, l’applauso immenso, le parole di Papa Benedetto: “Ecco, il giorno atteso è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore. Giovanni Paolo II è Beato”. Ma soprattutto, questo libro ha suscitato in me, le immagini della sofferenza, perché Massimo ci ha fatto, in qualche modo, rivivere il momento dei funerali di Papa Giovanni Paolo II”.