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Il messaggio più forte di Gesù è la misericordia: così Papa Francesco nella Parrocchia di Sant'Anna in Vaticano


Papa Francesco si è recato nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano per celebrare la Messa della V Domenica di Quaresima. Il Vangelo della liturgia odierna presenta l’episodio dell’adultera che farisei e scribi vogliono lapidare ma che viene perdonata da Cristo. Gesù le dice: “Va’ e d’ora in poi non peccare più”. Il Papa ha iniziato l'omelia così: "E’ bello questo: prima, Gesù solo sul monte, pregando. Pregava, solo. Poi, si recò di nuovo nel Tempio, e tutto il popolo andava da lui. Gesù in mezzo al popolo. E poi, alla fine, lo lasciarono solo con la donna". "Quella solitudine di Gesù" - ha detto "è una solitudine feconda: quella della preghiera con il Padre e quella, tanto bella, che è proprio il messaggio di oggi della Chiesa, quella della sua misericordia con questa donna".

"C’è una differenza tra il popolo" - afferma - “C’era tutto il popolo che andava da lui; egli sedette e si mise ad insegnare loro”; è "il popolo che voleva sentire le parole di Gesù. Il popolo di cuore aperto, bisognoso della Parola di Dio". Ma "c’erano altri, che non sentivano niente: non potevano sentire. E sono quelli che sono andati con quella donna" e la volevano condannare. "Anche noi - ha proseguito - credo che siamo questo popolo che, da una parte vuole sentire Gesù, ma dall’altra parte a volte ci piace bastonare gli altri, no?, condannare gli altri, no?, condannare gli altri. E il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia. Ma Lui stesso l’ha detto: 'Io non sono venuto per i giusti: i giusti si giustificano da soli". Ma Gesù è "venuto per i peccatori”.

Pensate - ha detto Papa francesco - alle chiacchiere di alcuni dopo la vocazione di Matteo, il pubblicano: “Ma questo va con i peccatori!”. "E Lui è venuto per noi, quando noi riconosciamo che siamo peccatori. Ma se noi siamo come quel fariseo, davanti all’altare: “'Ti ringrazio Signore, perché non sono come tutti gli altri uomini, e nemmeno come quello che è alla porta, come quel pubblicano …'. Non conosciamo il cuore del Signore, e non avremo mai la gioia di sentire questa misericordia. Non è facile affidarsi alla misericordia di Dio", perché "è un abisso incomprensibile. Ma dobbiamo farlo! 'Oh, padre, se lei conoscesse la mia vita non mi parlerebbe così!'. 'Perché?, cosa hai fatto?'. 'Oh, ne ho fatte di grosse!'. 'E’ meglio! Vai da Gesù: a Lui piace se gli racconti queste cose! Lui si dimentica! Lui ha una capacità di dimenticarsi, speciale. Si dimentica, ti bacia, ti abbraccia e ti dice soltanto: ‘Neanche io ti condanno. Va', e d’ora in poi non peccare più’. Soltanto quel consiglio ti da'”. E se dopo un mese, siamo nelle stesse condizioni - ha proseguito - "torniamo al Signore. Il Signore mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono. E chiediamo la grazia di non stancarci di chiedere perdono, perché Lui mai si stanca di perdonare. Chiediamo questa grazia!".


Al termine della Messa il Papa ha pronunciato queste parole: "Sono alcuni che non sono parrocchiani: questi preti argentini, uno è il mio vescovo ausiliare, ma per oggi saranno parrocchiani. Ma voglio farvi conoscere un prete che viene da lontano, che è venuto, un prete che da tempo lavora con i ragazzi di strada, con i drogati. Per loro ha aperto una scuola, ha fatto tante cose per far conoscere Gesù, e tutti questi ragazzi e ragazze di strada oggi lavorano con lo studio che hanno compiuto, hanno capacità di lavoro, credono e amano Gesù". Il Papa ha chiamato il sacerdote all'ambone e lo ha presentato ai fedeli: "Vieni per salutare la gente: pregate per lui. Lui lavora in Uruguay, è il fondatore del Liceo Jubilar Juan Pablo II: lui fa questo lavoro. Non so come oggi sia arrivato qua: lo saprò! Grazie. Pregate per lui".

Da parte sua il cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa per la Città del Vaticano, gli ha rivolto questo indirizzo di saluto:

"Padre Santo,

in questi giorni abbiamo sentito il vento della Pentecoste che ha scosso le pareti della nostra anima. Quando, mercoledì scorso, alle 19.05 – ho guardato l’orologio – lei ha detto: “Mi chiamerò Francesco”, lei avrebbe dovuto guardare le facce dei cardinali: da duemila anni non era mai accaduto che un Papa si chiamasse Francesco! Chi stava accanto ha chiesto: “Che ha detto?”. “Francesco”. “Francesco!?”. E tutti a passare la voce, via via, a tutti i cardinali: “Abbiamo Papa Francesco”. A me personalmente, è venuto subito in mente un episodio. Il 17 settembre 1993, Giovanni Paolo II andò alla Verna. Io ero vescovo in Toscana e insieme ai vescovi della Toscana andammo ad accoglierlo. Nel grande refettorio della Verna, al termine del pranzo Giovanni Paolo II, conversando con i frati e con noi vescovi, disse: “Qui, alla Verna, e ad Assisi, è nato il francescanesimo. Ma in qualche modo è rinato il cristianesimo, ritrovando la semplicità e il fervore degli inizia”. E’ quello che sta accadendo, Padre Santo: ritrovando la semplicità ed il fervore degli inizi. Poi, quel giorno, il giorno dell’elezione, quando siamo andati alla Loggia, e Vostra Santità si è affacciata per il primo saluto, noi cardinali eravamo nelle loggette laterali. Gli altoparlanti sono rivolti verso la piazza, pertanto noi non vedevamo niente, ma neppure sentivamo niente. Quando abbiamo visto la gente, tutta in silenzio, a pregare, non avevamo capito l’invito, e chiedevamo: “Ma che è successo? Come mai all’improvviso tutti zitti, così?”. Quando sono uscito, ho chiesto: “Ma che è successo?”. L’ho chiesto al primo che ho trovato: credo che fosse un operatore del Ctv. Mi ha detto: “Lo sa che è successo? Il Papa ha detto alla gente: ‘Pregate per me!’, e si è inchinato per ricevere la preghiera della gente”, e ha aggiunto: “Lo sa che ho sentito il profumo di Betlemme, il profumo del Vangelo?”. E due lacrime sono scese dagli occhi. Io mi commuovo facilmente: sono scese anche nei miei occhi. Padre Santo, il mondo aspetta il profumo di Betlemme, il profumo di Vangelo. Riempia la Chiesa del profumo del Vangelo che è il profumo di Gesù, evidentemente. La seguiremo. Grazie".


Questo il saluto del parroco di Sant'Anna:

“Santo Padre!
Il nostro cammino, in questi ultimi giorni, è stato quello dei due discepoli di Emmaus: inizialmente, con il volto triste per la rinunzia di Benedetto XVI. I nostri occhi erano impediti a riconoscere Gesù che camminava con noi, anche se nella preghiera per implorare un Papa secondo il desiderio di Dio sentivamo ardere il cuore. Poi, i fratelli cardinali “sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo”: così, i nostri occhi si sono aperti e abbiamo riconosciuto il Vicario di Cristo, il Successore di Pietro. Padre Santo, grazie per essere tra noi, tra i fedeli della parrocchia di Sant’Anna: al sua parrocchia. Io sono l’umilissimo parroco: umilissimo. A vederla tra noi, senti riecheggiare le parole del Santo Padre Agostino: “Per voi sono vescovo, con voi sono cristiano”. Beatissimo Padre, Innocenzo III sognò San Francesco che reggeva la Basilica di San Giovanni in Laterano, simbolo della Chiesa. Tutti noi, aspettiamo che Lei regga non solo la Chiesa, ma il mondo intero. Tutti i credenti in Cristo rafforzano le Sue spalle con la loro preghiera. In questa parrocchia, ogni venerdì si fa l’ora di adorazione per il Santo Padre. Grazie per averci insegnato le tappe del nostro cammino di vita: camminare, edificare, confessare portando la Croce di Cristo. Prendendo il nome di Francesco ci ha ricordato lo stile con cui bisogna camminare, edificare e confessare: con la semplicità, la letizia, l’ardore, la povertà del poverello di Assisi, considerando fratelli e sorelle non solo tutti gli uomini, ma anche tutte le creature. “Laudato sii, mi Signore, con tutte le tue creature”. Ora che i nostri occhi hanno visto, le nostre mani hanno toccato, le nostre orecchie hanno udito il Vicario di Cristo, senza indugio, con rinnovato slancio possiamo dire al mondo, come i discepoli di Emmaus: “Davvero il Signore è risorto ed è riapparso alla Sua Chiesa nella persona di Papa Francesco”. Beatissimo Padre, come ricordo di questo storico incontro, la parrocchia Le offre le chiavi dei cuori di tutti noi, della parrocchia e del mondo intero. E una piccola monografia, un libretto, in cui c’è scritto: San Francesco, fratello di tutti e di tutto”.