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Testimoniare con la parola e la vita. L'incoerenza mina la credibilità della Chiesa. Così Papa Francesco nella Basilica di San Paolo fuori le Mura


Il Signore “ci invia ad annunciarlo con gioia come il Risorto”. E’ un forte invito alla testimonianza con la parola e con la vita, che Papa Francesco rivolge nella Messa, nel pomeriggio, in occasione della sua prima visita alla Basilica di San Paolo fuori le Mura. A concelebrare con lui anche il cardinale James Michael Harvey, Arciprete della stessa Basilica, che gli ha rivolto un indirizzo di saluto. Numerosi i presenti. All’inizio il Pontefice è sostato in preghiera al Sepolcro di San Paolo e ha incensato il Trophæun dell’Apostolo. Il servizio di Debora Donnini:

San Paolo ha annunciato il Signore con la parola, lo ha testimoniato con il martirio e lo ha adorato con tutto il cuore. Partendo dalla figura dell’Apostolo delle genti, di Pietro e degli altri Apostoli, l’omelia di Papa Francesco si dipana su 3 verbi: “annunciare, testimoniare, adorare”. Riferendosi alla prima lettura il Papa ricorda come gli Apostoli annuncino con coraggio quello che hanno ricevuto. Non li ferma il comando di tacere, non li ferma l’”essere flagellati” o “il venire incarcerati”. “E noi?”, si chiede il Papa:

“Sappiamo parlare di Cristo, di ciò che rappresenta per noi, in famiglia, con le persone che fanno parte della nostra vita quotidiana? La fede nasce dall’ascolto, e si rafforza nell’annuncio”.

L’incontro con Cristo dà una direzione nuova e dunque gli Apostoli rendono testimonianza anche con la vita. Nel Vangelo proclamato Cristo ricorda a Pietro che quando sarà vecchio un altro lo porterà dove lui non vuole:

“E’ una parola rivolta anzitutto a noi Pastori: non si può pascere il gregge di Dio se non si accetta di essere portati dalla volontà di Dio anche dove non vorremmo, se non si è disposti a testimoniare Cristo con il dono di noi stessi, senza riserve, senza calcoli, a volte anche a prezzo della nostra vita. Ma questo vale per tutti: il Vangelo va annunciato e testimoniato”.

Il Papa invita ciascuno a chiedersi se si ha il coraggio come gli Apostoli di “scegliere e vivere da cristiano, obbedendo a Dio”. Come in un “grande affresco” vi sono tanti colori e sfumature, così certamente anche la testimonianza della fede ha tante forme. “Nel grande disegno di Dio” – afferma - ogni dettaglio è importante, anche la tua, la mia piccola e umile testimonianza, anche quella nascosta di chi vive con semplicità la sua fede nella quotidianità dei rapporti di famiglia, di lavoro, di amicizia”. “Ci sono i santi di tutti i giorni”, “i santi nascosti”, “una sorte di classe media della santità di cui tutti possiamo fare parte” ma, rileva ancora, “in varie parti del mondo c’è anche chi soffre, come Pietro e gli Apostoli a causa del Vangelo; c’è chi dona la sua vita per rimanere fedele a Cristo con una testimonianza segnata dal prezzo del sangue”. “Ricordiamolo bene tutti”, dice Papa Francesco: “non si può annunciare il Vangelo di Gesù senza la testimonianza concreta della vita. Chi ci ascolta e ci vede deve poter leggere nelle nostre azioni ciò che ascolta dalla nostra bocca e rendere gloria a Dio!”:

“Mi viene in mente adesso un consiglio che San Francesco di Assisi dava ai suoi fratelli: “Predicate il Vangelo e, se fosse necessario, anche con le parole”. Predicare con la vita, la testimonianza. L’incoerenza dei fedeli e dei Pastori tra quello che dicono e quello che fanno, tra la parola e il modo di vivere mina la credibilità della Chiesa”.

Ma annunciare e testimoniare sono possibili solo se “siamo vicini a Lui”. “Questo è un punto importante per noi”, dice il Papa: “vivere un rapporto intenso con Gesù, un’intimità di dialogo e di vita”. “Vorrei che ci ponessimo tutti una domanda: Tu, io, adoriamo il Signore?”, chiede Papa Francesco ricordando cosa significhi adorare il Signore: “fermarci a dialogare con Lui”, “credere, non semplicemente a parole, che Lui solo guida veramente la nostra vita”, “vuol dire – prosegue il Papa – che siamo convinti davanti a Lui che è il solo Dio, il Dio della nostra vita, della nostra storia”. Fare questo, spiega, ha una come conseguenza nella nostra vita di spogliarci dei “tanti idoli piccoli e grandi” nei quali molte volte “riponiamo la nostra sicurezza” e che spesso teniamo ben nascosti come “l’ambizione, il carrierismo, il gusto del successo, il mettere al centro se stessi, la tendenza a prevalere sugli altri, la pretesa di essere gli unici padroni della nostra vita” e ancora “qualche peccato a cui siamo legati, e molti altri”.

“Questa sera vorrei che una domanda risuonasse nel cuore di ciascuno di noi e che vi rispondessimo con sincerità: ho pensato io a quale idolo nascosto ho nella mia vita, che mi impedisce di adorare il Signore? Adorare è spogliarci dei nostri idoli anche quelli più nascosti, e scegliere il Signore come centro, come via maestra della nostra vita”.

Il Signore “ci ha fatto il grande dono di sceglierci come suoi discepoli” e ci invita – conclude - ad annunciarlo come il Risorto con la parola e la testimonianza della nostra vita spogliandoci degli idoli e adorando Lui solo.