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Mons. Laffitte: non si capisce matrimonio senza Eucaristia


“Eucarestia e Matrimonio: due Ssacramenti, un’alleanza”. Questo il titolo di colloquio di teologia sacramentaria che si svolge oggi presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e organizzato dal Pontificio Istituto San Giovanni Paolo II. Sull’importanza della relazione tra i due Sacramenti, Elvira Ragosta ha intervistato mons. Jean Laffitte, segretario del Pontificio Consiglio della Famiglia:

R. – E’ importante, perché nell’economia cristiana e sacramentale non si può capire il significato pieno dell’unione tra un uomo e una donna, il quale significato implica non soltanto la capacità di unirsi e lo sviluppo di tutte le dimensioni della persona, ma c’è anche questa nozione del dono e dell’uso del corpo che è orientato verso la relazione: il corpo non è un oggetto, è destinato a essere non solo l’epifania della persona, ma anche il dono offerto all’altro, all’altra. Quindi, nell’Eucaristia abbiamo questo dono del corpo di Cristo e del sangue di Cristo, “offerti per voi”, dice Gesù nell’Ultima Cena. E quindi, c’è un legame intrinseco tra l’uso che Gesù fa del proprio corpo – un dono – e l’uso che gli sposi fanno del proprio corpo, che esprime il dono totale di ciascuno all’altro.

D. – Questi due Sacramenti possono essere considerati cardini e sorgente della pastorale familiare?

R. – Senza dubbio. Secondo me, è molto difficile capire bene il matrimonio e quindi sviluppare una pastorale coniugale e matrimoniale senza partire da ciò che l’Eucaristia è, significa e implica per l’unione degli sposi. Nelle relazioni che già abbiamo incominciato a sentire oggi, del prof. Atkinson e del prof. José Granados, abbiamo visto che “Eucaristia” non è compatibile con un uso del corpo che non fosse orientato verso il dono. E quindi, c’è un’esigenza di vita – certamente, non una vita perfetta perché non esiste una perfezione umana ed etica – ma almeno verso una considerazione della santità alla quale tutti sono chiamati e in particolare quelli che si riconoscono invitati e chiamati al matrimonio. Non si possono tenere i due Sacramenti separati: oggi si sviluppa, nella Chiesa, una comprensione unificata dei due e quindi è da questo che può sorgere una pastorale davvero coerente.

Tra gli studiosi intervenuti al colloquio, anche il prof. José Granados del Pontificio Istituto San Giovanni Paolo II, che ha presentato una relazione dal titolo: “Eucaristia e matrimonio, cardini dell’economia sacramentaria". Abbiamo raccolto un suo commento:

R. – L’Eucaristia è il Sacramento del Corpo di Gesù, donato per amore, in cui si ricapitola un po’ il tempo intero della salvezza sua e del mondo. Nella sua memoria che Lui fa nella Pasqua ebraica, poi anticipa in ringraziamento anche la Resurrezione. E proprio per questo c’è un riferimento intrinseco al matrimonio: proprio la logica del matrimonio è la logica del corpo, anche donato per amore, e che nell’indissolubilità e nella continuazione di generazione in generazione esprime anche questa unità della storia. Questo per la Chiesa è molto importante: l’unione indissolubile tra il Sacramento dell’Eucaristia e il Sacramento del Matrimonio. A partire dall’unione di questi due, il corpo “creaturale” e il corpo che Gesù ci ha donato, si sviluppa tutta l’economia sacramentaria e l’essere della Chiesa.