Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:
Radio Vaticana

Home / Mondo / Africa

L'Africa ha il più alto tasso di propensione imprenditoriale al mondo


L’Africa ha il più alto tasso di propensione imprenditoriale al mondo e la più giovane età media di chi si mette in proprio. È quanto afferma l’African Economic Outlook 2017: il 70% della popolazione del continente ha meno di 30 anni, la crescita demografica africana è in forte sviluppo e la crescita economica, seppur instabile, è in aumento. Giorgio Saracino ne ha parlato con l’economista Riccardo Moro:

R. - L’immagine internazionale dell’Africa normalmente è quella del continente più povero. In realtà, se guardiamo ai numeri economici, vediamo che negli ultimi anni l’Africa ha manifestato alcuni trend di un certo interesse. In Africa la disuguaglianza è minore e un continuato ritmo di crescita può farci supporre un graduale miglioramento abbastanza diffuso nell’intera popolazione. Usando i numeri con grande semplicità, vediamo che c’è stata una riduzione di questo trend di crescita durante il 2016, ma le prospettive sono di tornare al 3,4 % in tutto il continente.

D. - Quali sono gli Stati o le zone in cui la crescita è maggiore?

R. - Fondamentalmente è l’Africa dell’Est, in questo momento, ad avere un trend un pochino più forte; poi c’è tutta la fascia che comprende la zona verso l’Arabia, la Tanzania, l'Etiopia e il Kenya. Decisamente più basso è il livello dell’Africa occidentale, cioè l’area che va dalla Mauritania al Mali e che scende verso il Senegal fino alla Nigeria. Abbastanza bassi sono i numeri della Nigeria e del Sud Africa, che sono le due nazioni economicamente più importanti, le economie più grandi del continente.

D. - Quali sono i settori in cui si investe maggiormente e si potrebbe, magari in futuro, investire di più?

R. - Sicuramente a breve quello della trasformazione alimentare sarà un settore rilevante, così come è forte la tentazione di continuare a investire nel settore della materie prime e nel settore estrattivo. Però questo significherebbe votarsi sempre a dipendere dalle esportazioni e da una dinamica di formazione dei prezzi su cui l’Africa non riesce a incidere: cadute generalizzate delle materie prime, quindi, comporterebbero cadute generalizzate delle entrate. Viceversa si dovrebbe guardare allo sviluppo del mercato interno, fare qualcosa di effettivamente più sostenibile nel tempo e che permetta - come nel caso dello sviluppo dell’industria alimentare - di guardare all’esportazione, ma in un modo meno vulnerabile rispetto al solo sviluppo delle materie prime. Un altro ambito è quello delle costruzioni: ci sono ampie aree del continente in cui il tema delle costruzioni è affrontato sotto il profilo del miglioramento del livello delle costruzioni; anche in questo caso significa guardare sia al mercato interno che a prospettive di sostenibilità ambientale. C’è molto spazio - in sostanza - per provare a investire con fantasia, con modi e tecnologie nuovi, a basso consumo di risorse ma che possano portare ad un coinvolgimento di persone, prodotti, beni e servizi che possano esser venduti all’interno dei Paesi e che possano essere in grado di consentire sostenibilità ambientale nel tempo.