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Charlie Gard. Il medico statunitense Hirano visita il bimbo


La speranza per il piccolo Charlie Gard ha il volto di Michio Hirano. Il neurologo statunitense ha visitato ieri il bambino affetto da una rara malattia mitocondriale, insieme ai colleghi del Great Ormond Street Hospital di Londra e ad un gruppo internazionale di esperti, tra cui uno specialista del Bambino Gesù. Venerdì il medico americano, che vuole tentare la terapia sperimentale, riferirà all'Alta Corte che, a sua volta, si pronuncerà il prossimo 25 luglio. Fino ad ora, l’Alta Corte ha negato la possibilità di tentare la cura sperimentale negli Stati Uniti, dando un via libera - per ora sospeso - al distacco del respiratore artificiale che lo tiene in vita, come chiedeva l’ospedale che lo ha in cura, ma contrariamente al parere dei genitori. Il punto nel servizio di Marco Guerra:

E’ durata circa cinque ore la visita del luminare della neurologia Michio Hirano a Charlie Gard, il bimbo inglese di undici mesi affetto ad una rara sindrome mitocondriale. Hirano lo ha sottoposto ad alcuni esami insieme ad un team di esperti: passaggio cruciale per l'avvio del riesame del caso dinanzi all'Alta Corte del Regno Unito, dopo il verdetto - avallato dalla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo - con cui nelle settimane passate si era deciso il distacco dei macchinari come richiesto dai medici dell'ospedale di Londra. Il luminare americano della Columbia University ha avuto accesso anche alla cartella clinica e ora preparerà una relazione che venerdì sarà presentata al giudice britannico. L’udienza finale è fissata per martedì 25 luglio. Il piccolo Charlie in America potrebbe sottoporsi a quella cura alternativa, che Hirano sta mettendo appunto e che stima possa dare una chance di miglioramento compresa fra il 10 e il 50%. Durante la visita di Hirano, accanto a Charlie c'erano come sempre i genitori, Chris e Connie, mentre diverse realtà associative e tante persone continuano a stringersi attorno alla famiglia con preghiere, veglie, manifestazioni e raccolte firme. Per un parere sulle terapie sperimentali, sentiamo Serena Servidei, docente di neurologia alla Università Cattolica di Roma:

R. – E' una cura che è in corso su altri bambini che hanno una patologia simile a quella di Charlie e che hanno risposto in maniera discreta o comunque rilevabile. E' ovvio che queste sono patologie rarissime in cui manca una storia naturale per cui è difficile fare delle previsioni. Ma sicuramene, nel caso di Charlie, è giusto provare anzi, sarebbe stato giusto provare mesi fa, quando questo stesso professore americano si era proposto di iniziare la cura perché in tutti questi mesi in cui questo bimbo è stato non-trattato, nel senso che è stato non-trattato con terapie specifiche, si è perso del tempo prezioso per un bimbo piccolissimo come Charlie. Ma i presupposti teorici perché questa terapia possa avere un effetto, ci sono.

D. – Lei ha visto bambini con malattie similari a quella di Charlie riuscire a sopravvivere a questi primi mesi di vita?

R. – La terapia che è in sperimentazione è provata, è in corso, su bambini un po’ più grandi; c’è stato recentemente a Coloni un grosso convegno che si chiama “Euromit”, in cui sono stati mostrati i risultati ottenuti da questi bambini. Sono pochissimi bambini – 16 o 17 – nel mondo che sono trattati con questa terapia e i risultati sono incoraggianti. E' ovvio che dipende dal singolo caso ed è ovvio che dipende dal momento in cui si interviene e quindi ogni minuto è prezioso, da questo punto di vista.