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Pakistan: corruzione, si dimette il premier Sharif

L'ex premier pakistano Sharif - REUTERS

L'ex premier pakistano Sharif - REUTERS

di Giada Aquilino

Ha espresso “profonde riserve” ma ha rassegnato le dimissioni il premier pakistano Nawaz Sharif, dopo il verdetto della Corte Suprema che ha deciso per lui l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. A pesare, le accuse di corruzione nell'ambito dell'inchiesta aperta dopo lo scandalo finanziario dei cosiddetti ‘Panama Papers’, in cui emergerebbe l’utilizzo di fondi neri da parte della famiglia Sharif, alla quale sarebbero riconducibili compagnie offshore.

Leader della Lega musulmana pachistana, principale partito del Paese, Sharif ha vinto tre competizioni elettorali e altrettante volte ha dovuto dimettersi in anticipo sulla fine del mandato per accuse di corruzione o, come nel ‘99, per il colpo di Stato del generale Pervez Musharraf. “In realtà la storia di Sharif è la storia del Pakistan”, spiega Romeo Orlandi, esperto di questioni asiatiche, sottolineando che “da 70 anni, dall'indipendenza dalla Gran Bretagna e poi dalla separazione con l'India, nessun governo civile ha mai concluso i propri 5 anni di mandato previsti dalla Costituzione”: i primi ministri, ricorda Orlandi, sono stati “rimossi o sostituiti o spinti alle dimissioni o assassinati o deposti da un colpo di Stato militare”.

Al momento non è chiaro chi prenderà il posto di Sharif: il fratello Shahbaz o il figlio Maryam Nawaz sono indicati come possibili eredi politici. Il futuro premier guiderà il governo fino alle elezioni del 2018.

Il Pakistan “non riesce a decollare” perché “prigioniero” di una spirale caratterizzata da “estremismo religioso, invadenza dei militari e clan familiari”, aggiunge Orlandi, in un quadro di profonde tensioni anche dopo il feroce attentato talebano di inizio settimana a Lahore, quando un giovane kamikaze ha ucciso 26 persone: l’azione è stata fortemente condannata dalla Conferenza episcopale pakistana che ha chiesto alle autorità nazionali di lavorare per rimuovere le cause di quell’estremismo che sta usando i giovani pakistani - hanno detto i vescovi - per destabilizzare il Paese. Le vittime del terrorismo in Pakistan continuano a salire e si calcola siano oltre 50 mila negli ultimi dieci anni. Più volte Papa Francesco ha levato la propria preghiera per la fine delle violenze nel Paese asiatico, dove la minoranza cristiana ha subito negli anni minacce, persecuzioni, abusi, auspicando che “ogni cuore indurito dall’odio si converta alla pace, secondo la volontà di Dio”.

Ascolta e scarica il podcast dell’intervista a Romeo Orlandi: