Leggi l'articolo Vai alla navigazione

Social:

RSS:

Radio Vaticana

la voce del Papa e della Chiesa in dialogo con il mondo

lingua:

Papa Francesco \ Incontri e Eventi

Papa: il 23 novembre preghiera per la pace in Sud Sudan e Congo

Sfollati in Sud Sudan - AP

Sfollati in Sud Sudan - AP

di Sergio Centofanti

Papa Francesco, giovedì 23 novembre alle 17.30, presso l'Altare della Cattedra nella Basilica Vaticana, presiederà una celebrazione di preghiera per la pace in Sud Sudan e nella repubblica Democratica del Congo. Lo rende noto la Prefettura della Casa Pontificia. L’evento è aperto a tutti, senza bisogno di biglietti.

Sono numerosi gli appelli che Francesco ha lanciato per questi due Paesi durante il suo Pontificato. Recentemente, nella prefazione di un libro del padre comboniano Daniele Moschetti sul Sud Sudan, il Papa scrive: “Avverto il bisogno di sensibilizzare la comunità internazionale su un dramma silenzioso, che necessita dell’impegno di tutti per giungere a una soluzione che ponga fine al conflitto in corso. Disinteressarsi dei problemi dell’umanità, soprattutto in un contesto come quello che affligge il Sud Sudan, significherebbe, infatti, dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso”. Proprio in questi giorni la Fao ha comunicato che circa 30mila persone del Sud Sudan che soffrono la fame saranno in grado di andare avanti grazie ai kit per la coltivazione ortofrutticola finanziati da una donazione di Papa Francesco

Nello scorso febbraio, all'Angelus, il Papa aveva lanciato un appello di pace per la Repubblica Democratica del Congo, sconvolta dalle violenze. Un invito ad essere artigiani di “comunione” e di “fraternità” nella vita quotidiana e in famiglia, praticando “la pazienza, il dialogo, il perdono”. Il Papa sente “forte” il dolore per le vittime, specialmente per la “tragedia” dei tanti bambini “strappati alle famiglie e alla scuola” per essere “usati come soldati”. Assicura vicinanza e preghiera, anche per il personale religioso e umanitario che opera in quella che definisce una regione “difficile”:

“Rinnovo un accorato appello alla coscienza e alla responsabilità delle autorità nazionali e della comunità internazionale, affinché si prendano decisioni adeguate e tempestive per soccorrere questi nostri fratelli e sorelle. Preghiamo per loro e per tutte le popolazioni che anche in altre parti del Continente africano e del mondo soffrono a causa della violenza e della guerra”.